Nessun luogo. Da nessuna parte

Nessun luogo. Da nessuna parte

Giugno 1804, Winkel sul Reno. Joseph Merten, che commercia all'ingrosso spezie e profumi e ama le arti e le scienze, sta dando un ricevimento. Nel suo salotto sorseggiano un tè e conversano amabilmente Clemens Brentano, le sue sorelle Bettina e Gunda, il giurista Savigny e il naturalista Esenbeck con la moglie Lisette. Accanto alla finestra, in disparte, la giovane poetessa Karoline von Günderrode, ipersensibile alla luce, si protegge gli occhi con la mano e si ripara dietro ad una tenda. Il drammaturgo e poeta Heinrich von Kleist, venuto per l'occasione da Magonza assieme a Wedekind, il suo medico, partecipa a stento alle chiacchiere e cerca di resistere alla tentazione di tenersi la testa tra le mani. A volte riesce a sentire fin dentro al midollo il fastidioso moto rotatorio del pianeta Terra. La Günderrode quasi si commuove nell'osservare il modo in cui Kleist regge tra le mani la tazza vuota ed infila i piedi tra le gambe della sedia. Se le relazioni tra le persone presenti in quella stanza si potessero rappresentare graficamente su un foglio bianco, pensa, tutte le linee eviterebbero un punto, intorno al quale si formerebbe uno spazio libero. Quel punto è Heinrich von Kleist. Il poeta osserva Karoline, l'unica persona reale in mezzo a delle larve, l'unica che in qualche modo sembra presagire quella contraddizione che sta alla base della rovina dell'umanità...
Christa Wolf immagina che Heinrich von Kleist e Karoline von Günderrode, entrambi morti suicidi in giovane età, si siano incontrati in un salotto borghese nel 1804. I loro sguardi si incrociano al di sopra di una conversazione tediosa e quasi senza la necessità di parlarsi, si riconoscono: in loro c'è il germe della diversità. Entrambi avvertono un bisogno incontrollabile di scrivere, di partorire quel che li uccide, come recita un verso della Günderrode. Lo leggono l'uno sul volto dell'altra. Nel 1979 anche Christa Wolf  avverte l'esigenza di dire e pubblica Nessun luogo. Da nessuna parte, sebbene solo pochi anni prima la Repubblica Democratica Tedesca l'avesse radiata dall'Unione degli scrittori per aver protestato assieme ad altri intellettuali contro la decisione del governo di privare il cantautore Wolf Biermann della cittadinanza. La sua scrittura è difficile, lirica, capace di penetrare fin nell'oscurità più segreta del flusso di coscienza dei due poeti per rivelarne la genialità e al contempo la disperazione. Magistralmente commentato da Anita Raja nella sua ottima postfazione, Nessun luogo. Da nessuna parte è un volume di poco più di cento pagine, dove il peso di ogni singola parola regala spunti di riflessione. Kleist, Günderrode, Wolf: tre autori che per far emergere i loro pensieri devono arrampicarsi sulla corda del loro secolo con i denti, sanguinando e lottando, perché «nessuna epoca è favorevole al genio», come scriveva Fernando Pessoa nei suoi Quaderni di estetica. Ascoltiamoli, diamo loro spazio. In ogni luogo. In ogni parte.

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