Nessuna pretesa

Nessuna pretesa

Jeanine vive a Rezé, cittadina lontana dai riflettori della storia, grigia, alla periferia dell’altrettanto grigia Nantes. Ha sessantacinque anni, statura modesta, insegnante di inglese in pensione. Dalla sua Bretagna è fuggita e come molti che vogliono esplorare il mondo ha deciso di studiare le lingue straniere. Come molti, poi, finisce per ritrovarsi in una città periferica circondata da persone che vogliono imparare altri idiomi per lo stesso motivo. Col passare del tempo, però, Jeanine inizia a portarsi il mondo a casa. La sua accogliente magione di tre piani è una specie di centro di accoglienza, dove condividere serate a base di crépes e sidro con persone giunte da lontano, a cui affitta una stanza con bagno, dove fino a poco tempo fa cresceva sua figlia. La sua esistenza non si basa sui pregiudizi. Jeanine accoglie tutti e con tutti mette in pratica le lingue che nel tempo ha iniziato ad imparare. Se quel tunisino dal fare sospetto si rivela essere un affiliato della grande rete dell’Isis, lei rimane impassibile e continua a ricordare i suoi modi educare di approcciarsi al prossimo. Se quel ragazzo russo all’improvviso sparisce, lasciando i suoi beni a casa sua – tra cui un’ingombrante televisore che un sedicente amico richiede con forza – per lei rimane sempre un bravo ragazzo dal viso dolce. Jeanine però non è una sprovveduta e pur sempre mantenendo modi urbani impara da tutte quelle persone a cui tende una mano o entrambe le braccia lezioni importanti, esattamente come impara le offerte dei depliant dei vari supermercati. Tutto viene riportato con diligenza su post-it sparsi in cucina, piccoli messaggi di autoconsapevolezza di cui ricordarsi in futuro…

Blandine Rinkel racconta la vita di sua madre con un distacco quasi documentaristico. L’autrice non riporta le decisioni materne per istigare un sentimento di fastidio o di ammirazione nel lettore, ma sembra più interessata a mostrare questa donna senza aggiungere troppe didascalie o commenti. Se Jeanine può risultare quasi irritante a volte in questa sua tendenza a rendere rosa un mondo che fin dall’inizio appare in tutto il suo grigiore è soltanto una scelta personale del lettore, che, allo stesso modo, può trovare divertente e colorita la realtà in cui si trova questa donna di mezza età disposta a tutto pur di non cedere alla noia provinciale. Le sue giornate sono piene, ma soprattutto si fondano su una benevolenza verso l’altro che a tratti appare quasi cieca. Il conflitto interiore che sembra vivere la figlia è quello di ammettere o no a sé stessa che sua madre ha raggiunto il suo concetto di felicità senza riconoscimenti esterni. Non ha scritto romanzi, non è un’attrice famosa, non ha portato a termine una ricerca da Nobel, ma comunque, in quel posto lontano dalla mitologia francese, come dice lei stessa, impregnato in un’atmosfera decisamente paesana, sua madre è soddisfatta e la sua soddisfazione non è solo di facciata. Per tale motivo, il romanzo di Blandine Rinkel non ha alcun tipo di pretesa: la storia che vuole raccontare è semplice, quotidiana, la storia di milioni di donne come Jeanine, che il successo lo trovano in piccole cose senza essere “qualcuno”. L’esistenza della protagonista è a suo modo indimenticabile, perché in fondo non c’è reale bisogno di aver dato vita a fatti storici per rimanere nella memoria degli altri.

LEGGI L’INTERVISTA A BLANDINE RINKEL



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