Nessuno al mondo

Nessuno al mondo
Suleiman ha 9 anni e vive a Tripoli nel 1979, all’alba della rivoluzione. Il bambino guarda con occhi di volta in volta curiosi, attoniti, angosciati il dipanarsi di eventi storici e familiari che segneranno la sua vita per sempre. Racconta i propri terrori di bambino lasciato ad affrontare senza intermediari eventi storici immensi, come la Rivoluzione che porta al potere il Colonnello Gheddafi e la cui vera natura nessuno trova il tempo di spiegargli. La storia di Suleiman è innanzitutto la storia di sua madre e della sua “malattia”; una malattia che la porta ad isolarsi in luoghi remoti ed inaccessibili, e che si intuisce essere scaturita da un matrimonio forzato contratto a 16 anni con un uomo molto più anziano ed estremamente volitivo di cui ha finito per innamorarsi e i cui frequenti allontanamenti vive come continui abbandoni. Suleiman si chiede perché se suo padre è in viaggio d’affari lo abbia visto infilarsi furtivamente in un edificio del centro, perché sua madre continui a correre rischi inauditi e ad esporsi ad umiliazioni crescenti per procurarsi al mercato clandestino una “medicina” che la fa stare sempre peggio, che lascia tracce nel suo respiro e negli occhi annebbiati, che le impasta la voce e la rende triste. Suleiman, che assiste quasi affascinato all’esecuzione di massa trasmessa dalla televisione di Stato, si chiede come possa un regime voluto da Dio e pertanto perfetto essere l’artefice delle sofferenze e torture di cui lo si accusa e di cui il suo stesso padre finirà per essere vittima. E come tutti i ragazzini cerca dapprima risposte e verità dagli adulti, ma questi finiscono invariabilmente per tradirlo e tradirsi a vicenda: sua madre, la voce che nelle lunghe sofferenti notti senza suo padre, gli racconta la vita, è malata; suo padre, un eroe distante che porta via con sé la luce ogni volta che parte per un nuovo viaggio, l’unico uomo capace di illuminare lo sguardo di sua madre, l’audace avventuriero  che gli faceva desiderare di viaggiare e vedere il mondo, è stato portato via da quel nuovo scintillante regime che Suleiman non capisce e che passa dall’odiare al riverire, i suoi amici, i vicini di casa, tutti sembrano continuamente tradire qualcosa o qualcuno...
Suleiman verrà allontanato da Tripoli e dalla propria famiglia e vivrà al Cairo gli anni della propria formazione, confrontandosi con una nuova figura paterna. Il rapporto col padre, che viene ricostruito attraverso la tessitura paziente dei ricordi di un ragazzino, il rapporto con la scomparsa, il rapporto con la crudeltà della storia e gli anni della formazione giovanile sono temi che Matar affronta per la prima volta in questo libro, e che, essendo profondamente legati alla sua storia personale tratterà magistralmente anche nel successivo Anatomia di una scomparsa.

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