Nessuno si salva da solo

Nessuno si salva da solo

Gaetano e Delia sono seduti al tavolo di un ristorante in una notte romana che fa da sfondo alla loro conversazione. Si stanno separando. Lui ha lasciato la loro casa per vivere in un residence. Non resta che sbrigare le ultime cose: sistemare i documenti da firmare, prendere gli ultimi effetti personali rimasti a casa, decidere come organizzarsi con i due figli. Cosa resta del loro amore? Cosa rimane dei dieci anni che hanno passato assieme? Delia non è più la donna anoressica che Gaetano ha conosciuto. Ha sconfitto – probabilmente – quel male che l’ha tormentata da giovane e vive in equilibrio tra passato e presente. Gaetano non è più il sognatore che Delia ha conosciuto: scrive per la tv, scrive non più per passione ma per denaro. Si conoscono alla perfezione. L’uno capisce i pensieri dell’altra prima che lei stessa li formuli. Da quanto tempo hanno smesso di amarsi? Quando è subentrata la nausea reciproca? Quando è giunto, subdolo, il disamore?...

Nessuno si salva da solo è la storia di due quarantenni che hanno deciso di separarsi. La stanchezza, la vita quotidiana, la noia, li hanno allontanati portandoli alla deriva. È un’analisi spietata delle relazioni umane. Nel lunghissimo flusso di coscienza che i due protagonisti – a turno – hanno ci sono i loro ricordi, i momenti belli della loro vita e della loro storia, la preoccupazione per i figli, per come cresceranno e per come potranno vivere la loro separazione e la fine del “mondo” felice a cui erano abituati. La Mazzantini scava nei meandri dell’animo umano. Tutti siamo passati attraverso delle separazioni laceranti, tutti possiamo riconoscere i sentimenti dei due protagonisti e sentirli come nostri. Eppure c’è qualcosa che non convince. C’è la consapevolezza, nell’autrice, di essere tremendamente brava, di sapersi destreggiare con maestria nel mondo delle parole. Troppe iperboli, troppe frasi ad effetto, troppa voglia di colpire il lettore e lasciare il segno. Tutto – ad un tratto – perde di naturalezza, diventa sintetico e impersonale, tutto sa di costruito ad arte. Manca l’ironia, manca il sarcasmo e quella dose di disincanto che ci resta tra le labbra, come retrogusto amaro, dopo una separazione. Manca la leggerezza e la naturale – e peraltro bellissima – imperfezione dell’animo umano.



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