Neuropolitica

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La figura di Timothy Leary è una delle più affascinanti e controverse del XX secolo. Psicologo, scrittore, teorico della controcultura, pioniere della cibernetica, dissidente politico, vittima di un sistema giudiziario folle: Leary è stato tutto questo, ma nulla avrebbe fatto presagire la sua multiforme carriera nel 1960, quando ad Harvard conduceva rispettabilissime ricerche scientifiche sull’uso terapeutico di LSD e psilocibina. Nonostante avesse dimostrato che l’assunzione di LSD sotto controllo medico può apportare grandi benefici, Leary fu cacciato a pedate da Harvard nel 1963: i conservatori non dovevano aver preso molto bene la distribuzione di LSD a giovani volontari, in fondo. Nel 1965 Leary viene beccato con un po’ di marijuana al confine con il Messico. Che vuoi che sia? Calma, è in vigore il famigerato Marijuana Tax Act e la condanna è dura: 30 anni di galera. Lo salva la decisione della Corte Suprema che dichiara il Marijuana Tax Act incostituzionale, ma nel 1970 Leary ci ricasca e finisce di nuovo in gattabuia. Una gattabuia confortevole, però, perché truccando ai test psicologici (che lui stesso anni prima aveva contribuito a preparare) si fa assegnare ad un regime carcerario all’acqua di rose e ad un certo punto evade, fuggendo con la moglie all’estero. Nel 1974 viene rapito dall’Interpol a Kabul e riportato negli Usa in barba al diritto internazionale. Il giudice fissa una cauzione di 5 milioni di dollari, la più alta della storia americana, e il Presidente Nixon lo definisce l’uomo più pericoloso d’America...

Negli anni di prigionia che seguono, Leary scrive Neuropolitica (qui presentato nella versione rivista del 1988), un diario/biografia/manifesto nel quale sono presenti tutti i capisaldi del suo pensiero: l’espansione della coscienza tramite assunzione di droghe, i processi vitali come circuiti bio-elettrici, il controllo delle masse con metodi coercitivi occulti, la cybercultura, lo spazio. E tutto si intreccia alla vicenda personale di Leary, alla vita di prigione, al suo passato, alle speranze per il futuro. Un libro spiazzante, stimolante, genuinamente eversivo.



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