New Thing

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Rowdy Dow ha esposto più volte le sue lamentele a quella signora che occupa l’appartamento sopra al suo. Una donna di circa sessant’anni, separata, che sembra avercela con il mondo. Urla e sbraita contro tutto e tutti, senza alcun motivo o quantomeno senza alcuno apparente. Come se già lei non fosse abbastanza, il domestico domenicano che viene a pulire la sua casa ogni martedì mattina è l’emblema della confusione e dello schiamazzo. Quello che più infastidisce è che magari Dow, reduce da una notte di lavoro per aver suonato in chissà quale locale, avrebbe bisogno di dormire o almeno di riposare. Niente! Impossibile riuscirci. Ed ecco che parte la telefonata di lamentele, a cui la signora risponde gentilmente che il suo domenicano, la settimana successiva, avrebbe fatto meno rumore. Naturalmente, il martedì seguente, si ripete sempre lo stesso rituale. Allora il musicista decide di scavalcare la signora e sale direttamente in casa, ma il domestico non ha il permesso per aprire a nessuno, così Dow torna indietro con la coda tra le gambe e più nervoso che mai. Parte una nuova telefonata di protesta, ma questa volta la donna non si mostra affatto accondiscendente, anzi, lo accusa di svegliarla tutte le notti quando chiude la finestra. Già proprio così! La sua finestra cigola e lei si sveglia. L’uomo non può crederci e allora decide di affrontare il domenicano faccia a faccia, proprio mentre scende da casa della anziana signora. Lo accusa di far troppo rumore, il domestico si scusa, sta per andare, ma per Dow non è abbastanza e così decide di infierire. “Io sono un musicista e lasciatelo dire sei stonato da far piangere il cuore, entiendes? Sembri un coyote che si arrampica sul filo spinato”. Errore! Un insulto che gli costa il triplo dei rumori il martedì successivo. Così Dow si gioca un’ultima chance: i tappi per le orecchie. Martedì mattina e tappi per le orecchie, due particolari da memorizzare…

New Thing è il primo romanzo “solista” di Wu Ming 1, alias Roberto Bui, uno degli scrittori provenienti dalla sezione bolognese del Luther Blissett (pseudonimo collettivo usato da un numero indefinito di artisti, riviste e operatori virtuali nei primi anni ’90), che oggi compongono il collettivo Wu Ming. Il romanzo corale, brillante e insolito, narra la storia del Figlio di Whiteman, additato come il colpevole, secondo le voci circolanti circa quarant’anni dopo la sua esistenza, di una serie di omicidi avvenuti negli anni ’60 a Brooklyn, le cui vittime sono tutti musicisti jazz. Verità o leggenda? È un serial killer con patologie mentali, oppure uno che ha qualcosa contro i neri e contro il loro movimento? Un libro originale, a cui non è semplice approcciarsi, di una iniziale frammentarietà che tende a scoraggiare, ma che pagina dopo pagina diventa ammaliante, una rete che cattura e rapisce il lettore. La ricostruzione dei fatti è affidata ad articoli di giornale e ai ricordi di una serie di persone intervistate, in un’epoca differente, in cui le condizioni storico-politiche sono cambiate e che attraverso la retrospezione cercano, se pur in maniera confusa, di mettere insieme i tasselli della vita e delle vicende del potenziale assassino e degli altri personaggi che animano la storia. Sonia Langmut – una delle figure principali del racconto – per esempio, è la critica musicale che decide di indagare sugli strani ed efferati assassinii che coinvolgono jazzisti di colore, tutti seguaci di quella forma di jazz chiamata New Thing. Uno spaccato di storia americana, il libro di Wu Ming 1, di quella storia spesso trascurata, poco conosciuta e in qualche modo volutamente ignorata. Un romanzo dalle forti tinte gialle, in cui emergono prepotentemente le problematiche politiche e le lotte razziali dell’epoca, per certi versi ancora drammaticamente attuali. Siamo agli inizi degli anni ’60 e le ormai assopite battaglie che hanno caratterizzato il precedente decennio americano, non fanno più notizia. In maniera alquanto sorprendente, invece, emergono i neri, prima con Martin Luther King, poi con Malcolm X, fino ad arrivare alla ribellione guidata dal partito delle Pantere Nere. Neri armati che cercano di suddividere il loro mondo in piccole comunità autogestite, ma non solo. Tentano di infiltrarsi nelle università, tentano di gestire la mente giovanile e le sue convinzioni. Tutte cose inaccettabili da parte della classe dirigente dell’epoca che da allora conosce una sola e unica parola d’ordine: repressione. Prende forma, così, una soppressione sanguinaria, che non lascia scampo ai neri, che non dà tregua, che non concede respiro. Un movimento così forte lascia il segno anche nella cultura e nella musica dell’epoca ed è proprio a questo che si deve la nascita del free jazz, il New Thing, quello dei musicisti che si ispirano a John Coltrane, un genere musicale che qualcuno definisce “marxista”. Nonostante scriva di un argomento importante, Wu Ming 1 riesce a mantenere una scrittura scorrevole e confidenziale, che quasi sembra creata ad hoc per le argomentazioni riportate nel romanzo. Un libro curioso e che incuriosisce New Thing, che non smentisce l’originalità che contraddistingue e caratterizza le opere di Wu Ming, sia quella dei romanzi collettivi, che quella dei solisti. Una singolarità che in qualche modo rispecchia la politica del collettivo, che si dissocia dai media, se non per apparizioni in occasione di presentazioni e reading musicali in compagnia del solo pubblico. Nessuna foto sui social, nessuna loro immagine viene mostrata sui siti internet: il collettivo preferisce comparire solo di persona. Energico il loro motto: “Trasparenti verso i lettori, opachi verso i media”.



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