New York

New York
Nuova Amsterdam, 1664. Lungo le acque del Fiume del Nord scivola lenta e pesante la canoa di Dirk van Dyck; si dirige verso il porto della piccola città fortificata con tutto il suo carico di pellame, di uomini e di pensieri. Con lui viaggia la piccola Penna Pallida, un’indiana meticcia di dieci anni; è sua figlia, il frutto del peccato concepito nella regione selvaggia degli indiani. L’uomo, un commerciante di pelli con le tribù dei nativi, olandese e orgoglioso di essere tale, porta dentro di sé il lievito buono di quella gente di mare che, alzando dighe e governando la forza delle acque, ha restituito all’uomo territori come Anversa, Rotterdam, Amsterdam, e da lì ha costruito un impero commerciale. Londra 1664, Thomas Master ha ventidue anni e sta per imbarcarsi per l’America, destinazione Boston e poi, Manhattan: in cerca di miglior fortuna, Thomas, anticonformista, inquieto e assetato di libertà, ritorna lì dove è nato, dove i suoi genitori, fervidi puritani, si erano recati, trent’anni prima, per fuggire dalla degenerazione della Chiesa anglicana. I destini di van Dyck e Master si incroceranno e, le rispettive famiglie, con il loro mescolarsi, daranno vita ad una lunga dinastia sulla quale viene intessuta la storia di una città simbolo del sogno americano: un tempo chiamata Nuova Amsterdam, oggi, è New York, città dal fascino irresistibile, capitale indiscussa del pianeta. Dai traffici degli olandesi con le tribù indiane alla dominazione inglese, dalla guerra civile all’ondata di immigrazione tra l’Otto e il Novecento, dal boom economico degli anni venti al crollo della borsa del 1929, dai due conflitti mondiali alla guerra del Vietnam, fino al maledetto 11 settembre 2001: scorrono veloci i fotogrammi che raccontano quattrocento anni di storia…
New York è un avvincente romanzo storico, che mescola sapientemente le tappe rilevanti della costruzione della città, quale capitale mondiale dell’economia, della cultura e dell’arte con le storie delle nazioni, delle etnie e soprattutto, degli uomini che hanno reso la Grande Mela un luogo straordinario di incontro di valori alti ed efficaci. Edward Rutherfurd ripropone il suo collaudato format dedicato in passato ad altre città e nazioni: Londra, Russia, Irlanda. Iniziato nel 1991, New York è la prova del fuoco per lo scrittore inglese che, con il continuo alternarsi di personaggi storici e di fantasia, è riuscito a gestire la linea del tempo storico con sapienza e rara abilità narrativa, tra repentini balzi in avanti e avanzamenti graduali, che sottolineano i passaggi epocali e sventagliano la caleidoscopica galleria di personaggi. Il romanzo si dispiega attraverso un serrato incedere di squarci brevi, ma non troppo, che disegnano un percorso pregevole dal punto di vista storiografico, ma anche palpitante per le vicende umane che ne disvelano l’ordito. Gli emozionanti salti generazionali e di decenni assestano dei robusti scossoni al fluire narrativo e mantengono in crescendo l’interesse e la tensione emotiva del lettore. La storia, descritta con rigore e particolari mai noiosi, si alimenta dell’appassionante e avvincente saga di alcune dinastie. Tutto trae origine da due famiglie, i van Dyck e i Master, ma si intravede già dall’avvio la profondità della cultura panistica delle popolazioni indigene degli indiani d’America, la raffinatezza d’animo degli schiavi neri di origine africana, l’egualitarismo della cultura olandese e il proverbiale amore anglosassone per le regole: come distinte fragranze bene assortite, gli elementi si mescolano fra loro per comporre la ricetta segreta della cultura newyorkese. Sullo sfondo, la madre patria, Londra, descritta nella sua eleganza e raffinatezza culturale, rimarcando le differenze con la già ricca e in forte ascesa città coloniale costruita intorno a Manhattan. Nonostante le quasi mille pagine, Edward Rutherfurd non annoia il lettore, anzi, lo tiene agganciato alla poltrona nella trepidante attesa di conoscere i personaggi che incontrerà nello squarcio successivo, le sfumature e i nessi inattesi della storia, di questa strabiliante epopea di una città, che è anche epopea di una nazione e dei valori da essa incarnati. Con uno stile asciutto, diretto ed estremamente chiaro, l’autore racconta le ragioni profonde dell’allure propria della metropoli. Un fremito di libertà, che è la cifra del libro, attraversa tutte le pagine del romanzo, dalle parole dell’incipit, “Così questa era la libertà”, a quelle di commiato, “Immaginazione. Libertà. Sempre”.

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