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Ogni giorno innumerevoli notizie ci giungono dall’una o dall’altra parte del mondo: notizie da remoti luoghi di cui conosciamo a malapena il nome e che probabilmente non visiteremo mai e notizie vicinissime, fatti accaduti appena fuori dalla soglia di casa. L’abbondanza – o, per dirla con Alain de Botton – la sovrabbondanza di notizie tuttavia non ci appaga, siamo sempre in attesa di news inedite e ci capita di “mettere in pausa la nostra vita” per rincorrere la nostra dose quotidiana di aggiornamenti. I media ci sostengono nella ricerca, ma in che modo? Ci aiutano a comprendere come nasce una notizia e perché viene dato risalto proprio a un certo fatto? Ci aiutano a leggere l’immagine che più volte al giorno fanno scorrere davanti ai nostri occhi, ripetutamente? Certo che no. La scelta delle notizie da diffondere, e magari da enfatizzare, è questione di potere e il potere non svela ai sudditi i suoi meccanismi…
Quei meccanismi si impegna a svelarceli Alain De Botton, presentatore televisivo e imprenditore culturale svizzero, in questo ampio saggio che si legge con facilità e interesse, e che esamina, in sei lunghi capitoli, tutte le tipologie di notizie con le quali quotidianamente entriamo in contatto: quelle di politica interna, gli esteri, l’economia, vicende virtù e difetti dei personaggi famosi, catastrofi, mode e consumi. Ciò che accomuna argomenti così diversi è l’idea - fortemente sostenuta dai mass media - che la nostra sia un’epoca eccezionale, nella quale accadono cose mai accadute e di estrema, vitale importanza, e che essere costantemente informati su questo multiforme e talvolta caotico presente sia fondamentale per la nostra formazione intellettuale. Non è proprio del tutto così, ammonisce l’autore: “Non possiamo trovare nel presente tutto ciò di cui abbiamo bisogno per formare la nostra personalità. Ci sono atteggiamenti, ideologie, modalità di pensiero e filosofie che possiamo raggiungere solo viaggiando all’indietro attraverso i secoli, lungo i corridoi delle biblioteche, attraverso musei dimenticati…”. E così è.

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