Niente di umano

Niente di umano
Harper e Stuey sono due ragazzi come tanti. Vagano nel bosco non sapendo come ammazzare il tempo. Trovano un capanno abbandonato, entrano. La curiosità però non uccide solo il gatto come recita l’antico adagio. “Nei minuti che seguirono, i battiti d’ali, la nebbia, gli alberi e le acque scure e placide del lago assorbirono ogni suono che uscì dal capanno”. Fortunatamente, se i gatti rischiano di rimetterci la pelle perché non sanno starsene al loro posto, i cani hanno per definizione un gran fiuto, e quindi grazie a una coppia di quattrozampe in realtà il macabro luogo di morte viene scoperto in un tempo relativamente breve, ma certo si prospetta un nuovo inizio d’anno carico di guai per Kate Hanson, la psicologa forense dell’UDI, Unità Delitti Insoluti di Birmingham. Un vero e proprio cold case, la torbida vicenda di un killer che non solo non ha mai cessato di uccidere, ma che non sembra nemmeno intenzionato a farlo…
Scrive col pilota automatico A. J. Cross: questo suo Niente di umano si muove come un treno ad alta velocità, su binari ben delineati in ossequio alla più classica tradizione del genere, senza la benché minima turbolenza. Un romanzo lungo, ben strutturato, nel quale la scorrevolezza della scrittura si coniuga in maniera efficace con la trama, tessuta dosando sapientemente gli ingredienti, come nella ricetta per una torta. L’intreccio è semplice ma ben delineato, i personaggi sono caratterizzati con pochi ma decisivi tratti, il ritmo è teso, anche se l’inizio avrebbe potuto essere ancora più veloce. Una lettura interessante, avvincente e al tempo stesso di evasione: le immagini evocate appaiono chiare nella mente e davanti agli occhi mentre si scorrono le pagine senza soluzione di continuità, sembra quasi di assistere a uno dei tanti serial tv americani di questo tipo: facili ma intriganti.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER