Niente muore mai

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“Se l’anima dell’America morirà avvelenata, sul referto dell’autopsia dovrà esserci scritto Vietnam”. Sono parole di Martin Luther King, fanno riflettere sul significato più profondo di quel conflitto sanguinoso e doloroso che si è svolto tra Vietnam, Cambogia, Laos, con innumerevoli morti da ogni parte e conseguenze drammatiche non ancora mai risolte. La “Guerra Americana”. Ricordare è necessario, è doloroso. Perché “tutte le guerre vengano combattute due volte, la prima sul campo di battaglia, la seconda nei ricordi”. Per ripercorrere il tempo che fu è essenziale viaggiare, visitare i luoghi dove è stata scritta la storia. In Vietnam i cimiteri sono un luogo da visitare per ricordare e comprendere, uno per tutti il “Cimitero dei Martiri di Truong Son”, in cui giacciono sepolti ben più di cinquantamila individui. Una vera e propria città dei morti, forse la capitale delle città dei morti. Il silenzio, la quiete e la bellezza nascondono però il dato più feroce, che le persone che qui riposano sono state uccise in modo bestiale, fatte a pezzi, vite troncate e spezzate nel modo più spietato. La memoria passa anche attraverso ogni forma d’arte. Scrittori, registi, hanno raccontato il grande conflitto facendone emergere aspetti precisi e talvolta trascurandone altri. Dalla graphic novel “Vietnamerica” di GB Tran al filone cinematografico americano che ha in “Apocalypse now” forse la sua opera più celebre, punta di diamante della “campagna di cellulosa per combattere di nuovo la Guerra del Vietnam su schermi globali”…

Viet Thanh Nguyen torna in libreria con un saggio erudito, complesso e affascinante. Scrittore nato in Vietnam ma cresciuto negli Usa, già premio Pulitzer per Il simpatizzante, affronta da sempre i temi del meticciato culturale e del rapporto con il suo paese d’origine, la sua storia e in particolare quella del grande conflitto che l’ha insanguinato per anni. In Niente muore mai affronta la questione della memoria, di com’è stata interpretata dalla politica, dalle istituzioni e dall’arte. “Questo è un libro sulla guerra, sulla memoria e sull’identità. Prende le mosse dall’idea che tutte le guerre vengano combattute due volte, la prima sul campo di battaglia, la seconda nei ricordi”, spiega con cognizione di causa all’inizio dell’opera. Ci sono cimiteri, memoriali, luoghi in cui il ricordo del passato si concretizza in strutture realizzate all’uopo. Viet Thanh Nguyen li visita, li descrive e li racconta, arricchendo la narrazione con fotografie. Si sofferma poi a analizzare tutto quanto hanno prodotto sul tema l’industria cinematografica, dell’editoria e delle belle arti, analizzandone percezioni a volte distorte, a volte legate a promuovere una narrazione non totalmente aderente al reale. Non mancano riferimenti a autori internazionali che hanno raccontato o vissuto altre guerre e si sono rapportati anche loro al tema della memoria. “Sono nato in Vietnam, ma mi sono fatto in America. Mi considero uno di quei vietnamiti costernati di fronte alle azioni dell’America, ma tentati di credere alle sue parole. E mi considero anche uno di quegli americani che non sanno che cosa farsene del Vietnam, ma vorrebbero tanto saperlo”: è per rispondere a questo interrogativo che attanaglia la sua intera esistenza forse che Viet Thanh Nguyen si è cimentato in quest’opera, regalandoci una visione diversa, non scontata su uno dei conflitti che hanno maggiormente segnato il secolo scorso.



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