Niente, più niente al mondo

Niente, più niente al mondo
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Prima con uno stipendio da metalmeccanico a fine mese ci arrivavano pure decorosamente. Poi c’è stata la cassa integrazione e allora che fare se non andare a pulire tutti i santi giorni a casa della signora Masoero e della signora Baudengo, dove la biancheria profuma, il frigo è pieno e la spesa non la fanno certo al “Supermegafantadiscount”. E tua figlia, certo, tua figlia, lei sì, non fa altro che sperperare i pochi spicci che ci sono, lavoricchia, certo, ma non pensa al suo futuro davvero: con quelle gambe e quel viso d’angelo un posto in tv, se si mettesse d’impegno, se lo potrebbe pure guadagnare. Tuo marito non capisce e quando la rimproveri ti zittisce sempre, ma del resto, non si rende conto. E lei così continua a buttare via soldi in quelle maledette collezioni, che sembra te lo faccia proprio apposta per far capire che se ne frega se con quegli stessi soldi non riesci neanche a riempirci il frigo con le offerte del “Supermegafantadiscount”. E cosa tira fuori, l’amichetto africano, che in fondo è proprio colpa loro, degli extracomunitari, è colpa loro di tutto quanto, perché rubano il lavoro agli italiani. Non capisce nulla questa figlia, la odi, la vorresti proprio eliminare…

Niente, più niente al mondo è un sunto spietato, asfittico e doloroso dei luoghi comuni più truci del giorno d’oggi. Periferia di Torino, famiglia povera, marito a casa dalla fabbrica, moglie che lavora in nero e che vive di tv, convinta che il mondo giri esattamente come lo racconta Canale 5, costretta a fantasticare sulle veline e gli amici di Maria. E poi l’odio razziale, l’extracomunitario visto come nemico, da eliminare, non certo come l’amico o il fidanzato ideale della figlia che, guarda caso, comincia a frequentare un ragazzo africano. Un condensato di piccoli grandi odi quotidiani che sfociano in una tragedia familiare, ancora più esasperata per il fatto di essere raccontata in prima persona da chi compie quel gesto efferato. Dove può arrivare questa spirale di malessere e di ignoranza? Può davvero raggiungere un tale livello? Massimo Carlotto riesce ancora una volta a rendere al meglio le tragedie umane, interpretando una realtà dai contorni foschi che forse è proprio dietro l’angolo, anche se non ce lo possiamo neanche lontanamente immaginare.



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