Ninnananna per gli aguzzini

Ninnananna per gli aguzzini

C’è uno studente di storia antica di ventisei anni, fuoricorso all’Università di Bologna, che è rimasto fisicamente “orfano” del suo insegnante e mentore, morto improvvisamente e che lo ha lasciato con il sogno di laurearsi con lode e di partire per Oxford come professore accreditato. Lo ha lasciato fisicamente perché in realtà, lo spirito del professor Melara continua a chiacchierare amabilmente con il suo allievo preferito, dispensandogli consigli e ammonimenti. Pertanto Marco Pellegrini, il giovane studente fuori corso, cerca ancora di restare aggrappato al suo sogno accademico e intanto fa da cuoco e uomo delle pulizie ai suoi coinquilini dell’appartamentino di Bologna, con tanto di grembiule da casalinga disperata e televisore sintonizzato su Beautiful. Per cui quando arriva suo padre, ferroviere ancora in servizio, dal loro remoto paesino dell’Appennino tosco-romagnolo e lo trova conciato in quel modo decide che è proprio ora di mettere fine a quella vita da “scioperato” e di fare di suo figlio un uomo, con un lavoro e delle responsabilità. Così lo iscrive a sua insaputa a un concorso da Vigile urbano del paesello natale di Monteperso, e tra sotterfugi e colloqui-beffa riesce a far indossare al povero Marco la divisa di vigile. La divisa vera e propria, in realtà, deve ancora arrivare e quindi l’ex studente prodigio di Storia antica si ritrova a girare per il paese con una vecchia giacca del suo capo, sulla quale molte delle lettere della scritta Polizia locale sono saltate del tutto e l’unica cosa che si legge è “zia oca”. Per Marco Pellegrini si aprono le autostrade dell’ironia e dello scherno di tutti i suoi compaesani, che oltre a farsi beffe della sua giacca commentano anche con ilarità il “potente” mezzo comunale su cui deve girare, un vecchio motorino di quelli che si accendono con i pedali. Inoltre, da quando è tornato al paesello sui monti deve anche convivere con suo nonno Gualtiero e il suo meticcio cane Patton e fare praticamente da badante a entrambi. Duemiladuecento anime, niente laurea in Storia antica, un ex mentore che gli parla dall’oltretomba e una divisa che fa ridere i polli. Il futuro di Marco Pellegrini sembra segnato per sempre. Ma proprio la convivenza con suo nonno ottantenne e appassionato di cimeli della Seconda Guerra Mondiale e dei combattimenti che si sono consumati sulla Linea Gotica a cui appartiene Monteperso, aprono a Marco la possibilità di una rivalsa inaspettata. E infatti sembrerebbe che il misterioso omicidio di un noto albergatore del posto, la presenza di alcuni naziskin in paese, un collezionista tedesco di reperti storici arrivato a parlare con il nonno e strane confraternite che si dedicano a rievocazioni hitleriane in costume siano tutti eventi legati tra loro. Ma è davvero così o Marco si sta solo immaginando tutto? Chi ha ucciso davvero l’albergatore e perché?

“Matto perché chiacchieri con lo spirito di un trapassato? No, la vera follia è un ragazzo con una bella testa da storico che decide di fare il vigile a Monteperso in Culonia”. Gli autori di Ninnananna per gli aguzzini decidono con molta intelligenza di far attendere i lettori pagine e pagine prima di metterli davanti alla prospettiva che il loro lavoro sia anche un giallo. Eh sì, perché per interi capitoli chi legge si ritrova in mano un libro esilarante, di una comicità schietta e immediata, con un protagonista che tutti vorrebbero come amico del cuore perché è adorabilmente sfigato, candido, autoironico. E quindi il romanzo di Celi e Santangelo può essere qualsiasi cosa per molte pagine: una serie televisiva per adolescenti, una pièce brillante, un saggio di costume e società che parla del fallimento dei giovani di oggi. Di certo non un giallo. Invece Ninnananna per gli aguzzini è anche un giallo, con tutti gli ingredienti del genere. Un bell’omicidio di cui non si conosce il vero movente, gli stranieri da additare come presunti colpevoli, la Linea Gotica che nasconde la caverna segreta della Sedicesima, che dovrebbe celare i resti di un intero comando delle SS centrato da un obice alleato nel lontano 1944 (o forse no e neppure esiste, quella caverna), i RIS che arrivano sul posto a causa dell’omicidio dell’albergatore e si trascinano dietro le televisioni di mezzo mondo. Il giallo e il mistero, quindi, ci sono eccome e anche le location dell’Appennino tosco-romagnolo appaiono perfette per agevolare il clima di suspense e apprensione, ma prima di entrare nel mood giusto è sicuramente bello farsi anche qualche risata e godersi un personaggio tanto affascinante quanto unico. Poi, per appassionarsi alla narrazione di genere c’è assolutamente tempo e in questo libro non mancano di certo le occasioni.



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