Noi felici pochi

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Patrizio Bati è un giovane rampollo della Roma “bene”. Veste solo abiti firmati e costosissimi. Frequenta solo i locali, i ristoranti e le discoteche più belle e più “in” della Capitale. E spende i suoi soldi solo in alcol, cocaina e prostitute. La sua vita è perfetta. Il suo futuro è chiaro e splendente. È notte fonda. In auto, lui e i suoi migliori amici procedono spediti verso casa dopo una serata passata a bere in giro per locali. Sono lui, Andrea, Angelo, Gaia e Costanza. Alla guida c’è Andrea. Ubriaco. Anzi, ubriachissimo. Corre lungo una stradina stretta, buia e desolata. Strafatto, euforico. Patrizio gli ripete di andare piano, di smetterla, di fare il cretino, ma Andrea, sordo ai suoi richiami, alza il tiro e spegne i fari. Così, per vedere l’effetto che fa guidare nel buio assoluto. E in una frazione di secondo, il disastro. L’auto precipita giù da una scarpata. Si ferma a valle, in un pezzo di terra deserto e, a quel che pare, lontano da qualsiasi forma di vita. Alle loro spalle, la parete di roccia che sale verso la strada. Davanti, il mare. Sono tutti miracolosamente vivi, ma la macchina è fuori uso e i cellulari non prendono. I soccorsi. Servono i soccorsi. E subito, pure, perché Costanza sembra messa male. È ferita alla testa, priva di sensi, e sta perdendo molto sangue. I quattro allora si organizzano per chiamare aiuto. E nella lunga notte che segue, soli, isolati, feriti, dovranno fare i conti con l’ombra della morte che si allunga su quel pezzo di terra dimenticato da Dio e dagli uomini. Intanto i fantasmi di un passato prossimo, demoni seppelliti in malo modo, si riaffacceranno sulle loro esistenze con la minaccia di far saltare quel mondo che con tanta cura si erano costruiti…

Conciso. Intenso. Statuario. L’esordio di Patrizio Bati è uno dei migliori romanzi dell’anno. Un intreccio costruito con mano ferma. Fatto di un presente pregno di suspence, suspence che toglie il respiro e che tiene incollati alla pagina, e di una serie di flashback allucinati, ricordi di vita vissuta ed episodi di una violenza composta e inaudita. I protagonisti sono stati creati magistralmente. Carne e ossa, palpabili, reali. Ragazzi dell’alta società, tanto presi da sé stessi da non essere capaci di provare empatia per chi sta loro intorno. Fascistoidi, ultrà della Lazio, avidi di violenza. Vivono un mondo creato su misura per loro. Un mondo modellato dalle proprie famiglie che per loro hanno scelto solo il meglio. Ragazzi destinati a far soldi. A sposarsi bene. A vivere in ville lussuose. A girare in auto sportive. A vestire abiti costosi. Hanno una vita perfetta, questi pariolini. E, convinti di avere il mondo in mano, credendosi entità superiori, ingaggiano risse, picchiano i passanti, fanno a botte per il puro piacere della brutalità. Noi felici pochi è un romanzo che non conosce morale. Che non prova pietà. Duro e potente, racconta una storia di violenza che prima di tutto è delusione di sé stessi e solo poi è rabbia verso il mondo. È un romanzo che è un pezzo unico in Italia. Una storia incredibile e incredibilmente reale. La vera identità di questo autore, romano e giovanissimo, è ignota. Patrizio Bati è uno pseudonimo, calco di Patrick Bateman, il protagonista del celebre American Psycho di Bret Easton Ellis. E di lui si sa poco e niente, ma la sua carriera da autore è di certo iniziata in maniera folgorante. Leggete Noi felici pochi, non ve ne pentirete.



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