Noir all’improvviso

Noir all’improvviso

Angela Grandi è dispiaciuta che la figlia Cristina, dodicenne volitiva, continui ad aver paura di “Loro” nell’addormentarsi sola al buio in camera, ora che da quattro anni sono rimaste senza marito e padre. Proprio quella sera ha deciso di provare a uscire con Massimo, anche lui vedovo, devono andare a cena e poi a ballare, vorrebbe proprio divertirsi, finalmente. Sente troppa oscura morte intorno a sé… A sessantadue anni il ricco Marcello, capelli bianchi e ventre pingue, è in attesa di visita cardiologica in una clinica privata alla periferia della capitale lombarda nell’afa di luglio. Qualche anno prima uno stent (tubicino nei vasi sanguigni) e due ablazioni (eliminazioni di parti del muscolo cardiaco) lo avevano salvato, ma la situazione del cuore continua a peggiorare. Purtroppo ha lo stramaledetto vizio di mangiare arancine, sia lui che la moglie (dieci anni più giovane) sono di origine siciliana (e odiano la mafia), non riescono a farne a meno. Ha preso il numeretto per la fila ma l’illustre cardiologo americano sta ancora effettuando delicati interventi chirurgici, forse riuscirà a entrare, essere visitato sta diventando una questione di vita o di morte... Il commissario Stefano Gregori, il fedele agente Criscuolo e vari agenti della scientifica si trovano sulla scena del crimine. Nell’appartamento a ridosso di Piazza Selinunte ci sono sul pavimento il cadavere del pensionato 63enne Riccardo Bonalumi, ucciso da un colpo di pistola (scomparsa), e sul letto Paolo Luci ubriaco dormiente, aggrovigliato tra le lenzuola. Erano vicini di casa, entrambi avevano occupato abusivamente le poche stanze delle case, Luci grazie all’aiuto di altri senza fissa dimora compaesani pugliesi. Forse l’anziana legittima proprietaria era già morta, comunque nessuno si era più fatto sentire…

L’assicuratrice milanese Cecilia Lavopa è una delle più importanti book blogger italiane. Da quasi un decennio ha fondato e gestisce “Contorni di noir”, un ottimo aggiornato seguito sito di recensioni e interviste noir/thriller/gialli, imperniato su lei e altri quindici lettori “forti”. L’antologia di racconti è il volume d’esordio dall’altra parte della barricata dello stesso genere, vicende scritte anche in precedenza senza obiettivo di pubblicazione. Si tratta di quindici brevi storie narrate sia in terza persona (la maggior parte) che in prima (con curiose originalità), in genere al passato, ambientate perlopiù nella città meneghina, citata o meno, o in altre varie località (dalla longeva Sardegna al limitrofo bacino dell’Adda, da Canazei a Ferrara, infine a Cuba). Ogni racconto è introdotto da una graziosa illustrazione in bianco e nero con macchia rossa di Michele Finelli. Il filo unitario (da cui il titolo) è descritto da un’articolata introduzione dell’amica scrittrice Marilù Oliva: “Momenti di vita quotidiana che, a un certo punto, virano in una svolta fatale trascinando il lettore, lasciandolo col fiato sospeso, fino all’esplosione” degli epiloghi spiazzanti. Si legge molto gradevolmente, non tutte le storie sono egualmente accurate e riuscite, comunque sempre divertenti e scoppiettanti, ben scritte. Colpiscono gli abbozzi di trama in cui si uccide preventivando gli altri da far incolpare.



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