Noli me tangere

Noli me tangere

È il 7 giugno 2010. Il notissimo romanziere Mattia Todini decide di recarsi dal commissario Maurizi a denunciare la scomparsa della moglie Laura Garaudo, avvenuta un paio di giorni prima. La donna è una splendida trentenne voluttuosa e insaziabile, che intrattiene relazioni con svariati uomini. Per ammissione di un suo amante storico, è una dilapidatrice: di denaro, ma soprattutto di se stessa, perché si dona senza risparmio. Laura inoltre è spesso soggetta a crisi, a dei giorni in cui soffre di “ghibli” (dal nome del tipico vento del deserto), in cui è apatica e distante da tutto. Il commissario riesce a farsi un’idea della complessa psiche di Laura. Probabilmente ognuno dei suoi partner ne farebbe un ritratto diverso: chi la conosce da anni sa che è una donna colta e profonda, chi la giudica dalle apparenze la considera una donna facile e superficiale, una ninfomane, una approfittatrice che ha sposato un vecchio scrittore per ottenere un facile successo editoriale. La Garaudo, infatti, sta lavorando al suo primo romanzo e i maligni sono convinti che la scomparsa sia una mossa pubblicitaria estrema per lanciarlo. Anche se alcuni indizi lasciano presagire il peggio, Maurizi non si lascia persuadere dall’idea che Laura sia morta, e continua senza posa a cercare di ricomporre l’intricato puzzle del caso. La donna è sfuggevole, lontana per definizione dal vero contatto sentimentale nelle relazioni amorose e inafferrabile per gli inquirenti. Maurizi ha il compito di risolvere il caso prima che torni a soffiare il ghibli…

Nel racconto del Vangelo secondo Giovanni, dopo la resurrezione Gesù Cristo disse a Maddalena che era accorsa al sepolcro: “Noli me tangere”, non mi toccare (anche se le moderne traduzioni hanno virato su un meno aggressivo “Non mi trattenere”, a quanto spiegano gli studiosi più aderente al greco originale e meno incoerente con la figura del Cristo). Questo episodio e queste parole hanno dato origine a un ciclo di numerosi affreschi, fra cui quello di Beato Angelico del 1440 che è oggetto della tesi di laurea di Laura Garaudo in questo romanzo. Il riferimento a quest’opera però spiega solo in parte il titolo del romanzo: Noli me tangere è anche la sintesi perfetta dell’atteggiamento della donna di fronte ai suoi amanti, del suo essere ondivaga e indecifrabile, del suo erigere una quarta parete verso il resto del mondo. Laura non trae alcun appagamento dalla sua lascivia e dalla sua intensissima vita sessuale, ma ambisce a giungere all'annullamento di sé come in una famosa poesia di Dino Campana citata da uno dei suoi amanti, per trovare la sua patria “nel gran nulla”. L’opposizione che qui Andrea Camilleri vuole ricreare è quella storica fra sacro e profano: il sacro dell’ascesa spirituale che la donna sta cercando e il profano della vita estremamente terrena a cui è abituata. Non ci sono parti narrative a sporcare il tutto, è la voce dei protagonisti a dare immediatezza e vivacità al libro, che è in buona sostanza un incalzante susseguirsi di dialoghi. È un dramma teatrale più che un romanzo giallo classicamente inteso, ed è Camilleri stesso a precisarlo nella nota conclusiva: non vuole nemmeno essere un poliziesco, ma il tentativo di abbozzare con intense pennellate i tratti diversi di un animo femminile complesso.



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