Nome d’arte Doris Brilli

Nome d’arte Doris Brilli

È lunedì, e non sono ancora le otto del mattino il 7 maggio del 1928, anno VI dell’era fascista, quando alla stazione dei carabinieri di Bellano squilla il telefono, e il più prossimo all’apparecchio è l’appuntato Misfatti. Beola sta ramazzando la camera di sicurezza, il brigadiere Sciannino è in licenza e il maresciallo Maccadò, alle prese col sorriso ora spento della conterranea moglie Maristella che parla del sole ‒ che manca parecchio anche a lui, appena promosso e trasferito lì sul Lario, dove di raggi caldi non se ne vedono quasi mai, dalla Calabria per prendere il suo primo incarico da comandante – come di una merce che scarseggia negli empori, non è ancora arrivato. È dunque Misfatti a sollevare la cornetta. All’altro capo c’è l’appuntato Toscanelli, col quale si sono conosciuti tempo addietro in una situazione dai risvolti non completamente edificanti, e che gli dice che nella caserma di Porta Ticinese, a Milano, è ospite dalla sera precedente Desolina Brilli, di Bellano, in arte Doris, una bella ragazza che fa la cantante e ballerina e che un trentacinquenne giornalista che ancora studia all’università e che sostiene di conoscere pure il direttore del Popolo d’Italia, tale Arnaldo Mussolini, accusa di adescamento…

Bellano è un borgo che attualmente conta circa tremila abitanti e che confina con Dervio, Vendrogno, Parlasco e Perledo, in provincia di Lecco, bagnato dalle acque del lago di Como, sulla cui sponda orientale giace. Qui è nato e vive da sempre – e non è dunque affatto un caso che vi ambienti, microcosmo che si fa sintesi dell’umanità con i suoi vizi privati e le sue pubbliche virtù, le vicende che sceglie di narrare – il medico e scrittore Andrea Vitali, che ha esordito sulla scena letteraria ormai ventotto anni fa e che pressoché da sempre inanella con pieno merito uno dietro l’altro successi di critica e pubblico grazie a uno stile fresco, fluido, brillante, inventivo, intelligente, riconoscibile, curato, appassionato e appassionante, capace di fare emergere dalla pagina con estrema e credibile vitalità personaggi, ambienti, situazioni ed emozioni dall’impeccabile caratterizzazione, finanche linguistica. In questo romanzo racconta, facendosi, come di norma gli accade, precedere dall’eloquente epigrafe “I personaggi e le situazioni raccontati in questo romanzo sono frutto di fantasia. I luoghi, invece, sono reali”, la storia del maresciallo Ernesto Maccadò, cui capita tra capo e collo un caso che sembra semplice solo in apparenza.



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