Non è stagione

Non è stagione

Nevica. Rocco Schiavone, vicequestore esiliato in Val d’Aosta, la neve la regge poco anche in inverno e quindi figuriamoci a maggio, dopo che ormai sembrava essere arrivata la primavera. Un incidente stradale, sia pure con due morti, non dovrebbe coinvolgere un commissario, ma la targa del furgone risulta rubata e l’incidente potrebbe essere altro. Mentre si cerca di capire chi sono i due morti - si riveleranno due poveracci che peggio non si può - Schiavone viene contattato dall’architetto Bucci Rivolta, la cui figlia adolescente vuole denunciare la scomparsa dell’amica Chiara Berguet; la mattina non è andata a scuola e non risponde al telefono. Ad escludere che si tratti di una ragazzata, la rivelazione che quando Giovanna è andata a cercare l’amica a casa, oltre alle bugie della madre, ha visto il telefono dell’amica. I Berguet sono ricchi industriali - per loro fra l’altro lavorava saltuariamente uno dei due morti nell’incidente di cui sopra - e la reticenza con cui rispondono alle domande sulla figlia fanno intuire a Schiavone che qualcosa non va…

Una scrittura fluida e condita di battute agrodolci per questo terzo romanzo di Manzini in cui Il passato di Schiavone, quel passato di cui abbiamo solo vaghe suggestioni ma nessuna conoscenza, è drammaticamente presente, lo segue senza dargli tregua, così come è sempre con lui Marina, la moglie morta con cui ha dei lunghi dialoghi e che risulta alla fine essere sempre una sorta di mezzo usato del suo inconscio per elaborare il lutto. Schiavone è un personaggio sopra le righe a cui ci si affeziona, volenti o nolenti, lontanissimo da Montalbano o da Ferraro – due nomi a caso fra i tanti del “nero” letterario italiano - più o meno ligi alle regole che infrangono saltuariamente e solo in caso di estrema necessità. Il vice questore invece non ci pensa due volte a fare quello che richiederebbe autorizzazioni senza porsi il minimo problema, o meglio il problema se lo pone ma decide inevitabilmente che ci penserà poi. A latere delle trame gialle impeccabili, il punto di forza dei romanzi di Manzini è comunque nei personaggi che contornano Schiavone, qualunque sia la questura in cui opera, e nell’intrigante mistero del suo passato.



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