Non è triste Venezia

Non è triste Venezia
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Venezia sembra un corpo agonizzante. È questa l'impressione che ne ha inizialmente Francesco Erbani, davanti alla facciata dell’Hotel Des Bains del Lido, una volta dimora storica e prestigiosa e ora edificio abbandonato, in fase di ristrutturazione, forse, apertura prevista per chi lo sa che anno. Una città può morire, ha una sua vita, un’identità che palpita grazie alle persone che come cellule di un corpo le danno energia, forza, vitalità? E se sì, le condizioni di Venezia sono davvero irrecuperabili? I palazzi del centro sembrano oramai adibiti a luoghi temporanei, non-luoghi, i residenti sembrano diminuire: o meglio, cala sempre più il numero di coloro che a Venezia potrebbero dare forza e turgore, mentre cresce quella popolazione che ne fa un uso e consumo da fast food, da gita fuori porta; aumentano coloro che ci vivono per lavoro solamente per comodità rispetto alla vita da pendolare, ma non appena l’ennesimo solito negozio della ennesima solita catena di abbigliamento chiuderà o si sposterà in un’altra città abbandoneranno senza rimpianti quel monolocale in centro pagato a caro prezzo e in nero. E se è vero che molte zone dell’Italia soffrono di abbandono, che molti centri storici presentano problemi di negozi chiusi e case improvvisate a bed&breakfast è anche vero che “Venezia non ha un centro storico, è un centro storico”...

Come si può parlare di Venezia senza cadere nei solito luoghi comuni che è una città fatta di turisti, che è bella da vedere ma non da viverci, che le grandi navi quando arrivano sono impressionanti, dei mostri giganti in una territorio delicato? Si può, come ha egregiamente fatto Francesco Erbani, giornalista de “la Repubblica” che spesso si è interessato e ha scritto in merito al degrado urbano e ambientale: con dati alla mano, interviste, con approfondimenti studiati, analizzati e, soprattutto, riportati con una scrittura pulita e comprensibilissima che fa venire voglia, anzi, di conoscere e andare ancora più a fondo. Gli argomenti in ballo sono molti, ma ognuno ha il suo spazio e viene ben sviluppato, dal problema della popolazione in calo, a quello delle navi da crociera fino ad arrivare allo scandalo MOSE (solo in questo caso, purtroppo, le pagine non potrebbero mai essere abbastanza). Eppure lo spirito non è disfattista, tutt’altro. È da persona invaghita di Venezia, che ne vede le immense qualità, la possibilità di una città che potrebbe diventare un esempio di nuova società e socialità, con i suoi campielli come luoghi di ritrovo, ecologica perché priva di macchine, virtuosa grazie ad un sapiente riutilizzo delle materie prime e delle acque. Un libro dedicato a chi ama Venezia e vorrebbe continuare a viverla. Un libro per chi odia Venezia per come è oggi affinché sia uno spunto e un incentivo per ridarle vita.



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