Non è tutto oro

Non è tutto oro
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Quattro figli, nessun marito a portata di mano, semmai una suocera tagliente a completare il quadro familiare: Alma è certamente felice di quello che ha ma qualche volta un filo di malinconia la sfiora. Dura poco, però, perché tra un cliente e l'altro ha mille cose da fare, mille case da pulire, un lavoro come un altro per stare vicino ai figli facendoli vivere in maniera dignitosa. Certo, non serena: il suo amico, ispettore Rosset, la trascina di nuovo a ficcanasare in un caso di omicidio, come si fa a convincerlo a lasciarla in pace, che di cose a cui pensare ne ha già tante, lei? È che lui le riconosce - e lei conferma - un talento nel cogliere i dettagli, nel vedere quello che sfugge agli altri. Farle osservare la scena del crimine è un passaggio necessario in questo strano caso, in cui il primo sospettato è fin troppo ovvio e non convince l'ispettore. Troppo bella Elena, la giovane donna uccisa, troppo anonimo e sottotono il marito, Koplas detto il Greco, troppo ovvio il movente della gelosia e troppo ingenua la dinamica dell'omicidio. Almeno, per quel che sembra. Se si fosse trattato di un omicidio premeditato, di certo l'assassino avrebbe legato due pietre al cadavere per farlo affondare per bene. Eppure ogni indizio che trovano lascia aperte più porte e pare confondere le acque più che calmarle e permettere di trovare il colpevole. Sull'auto che trasportava il cadavere, poi, un punto interrogativo enorme, si dà il caso che la testimone oculare sia un'ottantenne sprint, ma pur sempre ottantenne...

Secondo romanzo per Corciolani, che riporta in azione l'ispettore Rosset e la sua Watson, Alma Boero, colf a tempo perso. Due personaggi vivissimi, divertenti, perfettamente complementari. Simili in alcuni tratti di fondo, vedi una certa malinconia persistente, la nostalgia per quel che è stato, ma opposti nei modi di reagire alle durezze della vita. Piacevoli anche i contrappunti laterali, dell'ispettore con il suo collaboratore e di Alma con la suocera. Umani, umanissimi tutti, dalla nonnina che avvista la macchina col cadavere mentre è importunata da pensieri di morte ai vicini del quartiere che non vedono l'ora, in una sonnecchiosa Chiavari senza troppe novità, di prendere parte a questo evento sensazionale. Sullo sfondo, colorata, profumata, piccola ma non meschina, la provincia ligure, lontana dagli scenari della grande letteratura anglosassone ma non per questo meno affascinante. Gli ingredienti del giallo ci sono tutti, ben dosati, scorrevoli, avvincenti anche. Ma mentre la storia di investigazione procede catturando sempre più l'attenzione del lettore, i personaggi si rivelano in tutta la loro rotonda complessità. Con uno stile ironico, mai compiaciuto, ritmato, l'autrice oscilla tra la dimensione personale e quella pubblica dei personaggi con leggerezza, lasciandoci sempre a metà tra pungolo intellettuale e trasporto emotivo. Una penna felice per una lettura piacevole alla scoperta dell'assassino di Elena Koplas e della variegata complessità dell'animo umano.



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