Non avremmo mai dovuto

Non avremmo mai dovuto

«Sei tu la donna che avrei dovuto sposare», «Dammi sei mesi». Queste frasi hanno qualcosa in comune: sono quelle che sovente ripetono i mariti adulteri alle malcapitate amanti. Dalle esaltate dichiarazioni di eterno amore all’autocommiserazione per una vita coniugale impossibile passando per le promesse più improbabili, per ingannare le loro prede gli uomini sono soliti attingere a un repertorio infinito di luoghi comuni. Prendiamo uno dei più celebri e gettonati: «Io non ti farò mai soffrire». Impossibile, un po’ per motivi consustanziali alla natura del mondo (lo diceva anche quell’inguaribile ottimista di Leopardi, la terra e tutti i suoi abitanti versano in un perenne stato di patimento universale), un po’ perché è matematico che un uomo sposato in procinto di intraprendere una relazione extraconiugale faccia soffrire l’amante (soprattutto facendole promesse come questa). Prendiamo ad esempio il caso di un carrozziere-poeta abruzzese sposato che adesca una giovane turista con i suoi versi ipnotici e le sue promesse da marinaio: nonostante ripeta che preferirebbe farsi investire da un camion piuttosto che farla soffrire, la poveretta è destinata a penare, eccome…

Non avremmo mai dovuto è un vero e proprio manuale di difesa personale contro la cialtroneria maschile: con sguardo sornione e tono leggero le autrici portano alla luce i grandi classici dell’inganno amoroso - ma anche, simmetricamente, dell’ingenuità femminile - e li esemplificano con delle brevi parabole, portando all’attenzione del lettore casi pratici e aneddoti tragicomici. Una modalità divertente e ironica di trattare un tema che può essere delicato e generare sofferenza, ma sul quale è fondamentale imparare a ridere. Ne risulta un manuale leggero, ironico, adatto un po’ a tutti: alla donna che è stata tradita e che riconoscerà tra le righe i comportamenti del marito fedifrago; all’amante che godrà nel vedere i comportamenti maschili messi alla berlina ma che riconoscerà con un misto di imbarazzo e solidarietà la propria ingenuità; infine a qualche uomo, a cui sembrerà di guardarsi allo specchio sorridendo con un filo di bonaria vergogna. Tutti quanti potranno ridere sulle proprie miserie e tutti avranno modo di rifletterci sopra. E le ragazze sdraiate sotto l’ombrellone sapranno riconoscere a colpo d’occhio l’inganno nascosto dietro gli ammiccamenti del “provolone” di turno.



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