Non bruciamo il futuro

Non bruciamo il futuro
Marlia, provincia di Lucca. Rossano si prepara a rientrare in classe dopo la ricreazione pomeridiana nella scuola primaria dove insegna da anni. Ha dimenticato il cellulare acceso e, poco prima di iniziare la lezione di geografia in 5^A, riceve una strana telefonata da San Francisco. Ben ventisette bambini vivaci e chiassosi lo circondano tempestandolo di mille domande: chi mai è riuscito a lasciare il loro maestro senza parole? È il riconoscimento per anni di battaglie condotte – a partire da Capannori – su e giù per l'Italia; il coronamento di un sogno iniziato nel lontano 1995...
Sembra una favola moderna quella di Rossano Ercolini: una vita passata a lottare per dimostrare che azzerare l'impatto dei rifiuti sull'ambiente – o quantomeno arrivarci molto vicino – non è un'utopia ma la naturale conseguenza di un percorso virtuoso che parte proprio dall'educazione. “Ma allora dove sono i rifiuti?” domanda in classe ai suoi attentissimi alunni; “i rifiuti ci sono se io mischio tutto”. Anni di lotta contro gli inceneritori che la Regione Toscana voleva costruire in provincia di Lucca, la latitanza dei maggiori movimenti ambientalisti, momenti difficili non hanno mai scoraggiato Ercolini, forte soprattutto del consenso dei cittadini comuni, dei suoi compaesani, di chi – su l'intero territorio italiano (la Terra dei Fuochi ne è un triste esempio) – vive sulla propria pelle e su quella dei propri figli l'incapacità, l'irresponsabilità e il dolo di molti, talvolta anche delle istituzioni. Da quanto tempo rimbomba nelle nostre orecchie il motto “pensare localmente, agire globalmente”! nelle orecchie di tutti quelli che hanno impiegato anima e corpo in gioventù nella realizzazione di quello che davvero allora sembrava un sogno irraggiungibile. E puntualmente si sono scontrati con ignoranza, malafede e malaffare. Non bruciamo il futuro non è uno dei tanti manifesti ambientalisti, non parla solo di come possiamo ottimizzare la raccolta differenziata; parla di un mondo che va al contrario, che deve essere reinventato. Se davvero vogliamo tentare di invertire la tendenza, gli attuali modelli economici e di consumo vanno modificati; ma soprattutto c'è bisogno di un “nuovo progetto di cultura politica”; c'è bisogno di ri-educare tutti, grandi e piccoli, di far comprendere che lo “sperpero dissennato di risorse naturali, di valori umani e di giustizia” ci porterà dritti alla fine.

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