Non c’è, e non deve esserci

Non c’è, e non deve esserci
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Un bambino vive apaticamente il quotidiano e il rapporto con la madre che è triste per via della separazione dal marito… Una bambina orfana di madre vive una grigia quotidianità accanto a un padre rancoroso che non parla e non sorride… Una donna, che ha vissuto la sua infanzia senza l’affetto dei suoi genitori, si trova a fare i conti con un figlio insicuro e con un marito alcolizzato… Una bambina ricoverata in un ospedale ricorda di quando assumeva i farmaci della mamma e di quando ha provocato l’incidente che ha reso storpia sua sorella… Una donna prepara un pranzo di compleanno per una bambina dalla famiglia assai stramba… Una bimbetta racconta all’incredulo papà che la mamma lo tradisce… Una donna, fuggita con la figlia dal marito, trova ospitalità a casa di uno zio e cade dalla padella nella brace… Un uomo organizza senza alcuna emozione il funerale della propria madre mentre fa il filo all’infermiera che l’ha assistita… Mirka, una ragazza insicura di sé, fa fatica a svolgere il suo lavoro di baby-sitter… Una donna oppressa dalla propria vita matrimoniale e dai propri genitori si scuote dall’oppressione il giorno in cui impedisce l’uccisione di un pesce… Una bambina rapita dal padre con l’aiuto di suo cognato vivrà una vita molto particolare… Una donna alla quale una malattia impedisce di esporsi al sole passa le sue giornate al parco giochi riparandosi sotto un ombrello…

Se volete lasciarvi entusiasmare dalle vite di alcuni personaggi dalla natura decisamente bislacca, se volete immergervi in un mare di storie costruite in ambienti così claustrofobici da risultare ipnotizzanti, se volete osservare con sguardo attonito e divertito il consueto che si è lasciato colorare di sfumature particolari e spiazzanti, se volete arricchirvi posando l’attenzione su una scrittura semplice ma graffiante, capace di creare coni di luce bizzarra pronta a sciogliere l’anonimato che incupisce l’ordinarietà, Non c’è, e non deve esserci è il libro che fa per voi: “dodici racconti che dischiudono il microcosmo della famiglia e delle relazioni personali con una prosa minimalista in cui gli oggetti parlano più dei personaggi, antieroi prigionieri della quotidianità”. Frutto dell’estro di Edina Szvoren, “una delle più importanti rappresentanti della prosa breve in Ungheria”, questo componimento, il primo dell’autrice ungherese a essere stato tradotto e divulgato in Italia, è una primizia che vi sorprenderà nel mostrarvi come anche il più banale dei fatti o dei rapporti possa lasciarsi indagare regalando una pluralità di sorprendenti e suggestive interpretazioni di se stesso.



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