Non chiedere ragione del mio amore

Non chiedere ragione del mio amore
“La notte i miei pensieri trovan porto nella mia Silvia, schiavi miei, volanti”: così scrive il giovane Valentino alla sua Silvia, figlia del duca di Milano, per convincerla a fuggire con lui dalla prigionia in cui il padre l’ha rinchiusa. Ma la lettera per un inganno finisce nella mani del duca… Ne Le allegre comari di Windsor Sir Giovanni Falstaff corteggia per interesse due dame sposate con lettere d’amore identiche e un po’ maldestre: “Non chiedere ragione del mio amore; l’amore può avere la ragione per dottore, ma mai per consigliera. Non siete più giovane, e tantomeno lo sono io. È già un’affinità”… “Trovo obbedienza dove va il mio amore, però, come Lucrezia e il suo stiletto, il mio silenzio mi figge, esangue, il cuore”: che burla atroce si consuma ai danni del maggiordomo Malvolio quando la cameriera Maria e i suoi compari gli fanno credere che la contessa Olivia sia innamorata di lui e gli abbia dedicato queste parole appassionate”… “Dubbi su fuoco e stelle/dubbi persin sul sole/dubbi sul ver bugiardo/certa sii del mio amore” scrive Amleto alla amata Ofelia…

Eppure non sono soltanto preziose missive latrici di appassionate parole d’amore, quelle contenute nelle opere di William Shakespeare. Ci sono anche lettere colme di odio, di amicizia, intrighi di potere, passioni violente, e sempre rivestono un ruolo fondamentale, come fossero anch’esse un personaggio chiave, capace di innescare gli eventi, quando giungono nelle mani dei destinatari legittimi o invece rubate o usate per ingannare. “Testi nel testo, declamati, meditati e non di rado puntellati di commenti aspri o stupiti […] ricostruiscono con tratti rapidissimi e precisi, l’intrico di rapporti e vicende che innerva il mobile universo del Bardo”: così scrive il curatore nella bella introduzione al volumetto. La collana I Pacchetti de L’Orma Editore raccoglie questi deliziosi libriccini di missive disseminate nelle opere di scrittori, pensatori, poeti, realizzati con una veste grafica particolarissima che, con opportune piegature della sovra copertina, permette di affrancarli e spedirli. Il catalogo si arricchisce quindi di questa crestomazia dedicata a Shakespeare per celebrare i quattrocento anni dalla morte, quindici brani estrapolati da diverse opere in una nuova traduzione sempre a cura di Trabucchi, come una “passeggiata nei meandri della screziata foresta del teatro-mondo shakespeariano”. Curati sono i riferimenti bibliografici e pregevoli le illustrazioni, spesso riproduzioni d’epoca riferite a rappresentazioni teatrali e incisioni. Conclude il volumetto una lettera immaginaria scritta da Eugenio Montale che mette il dito nel cuore del teatro del Bardo, evidenziando come i mali della società del suo tempo che egli amava stigmatizzare nelle sue opere sono gli stessi che affliggono la nostra. Una piccola delizia editoriale, questo Non chiedere ragione del mio amore, perfetta per un prezioso regalo a prezzo assai accessibile.

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