Non ci sono pesci rossi nelle pozzanghere

Non ci sono pesci rossi nelle pozzanghere
Correggio, nella Bassa reggiana, è una cittadina famosa per avere dato i natali a due celebrità: Pier Vittorio Tondelli e Luciano Ligabue. Entrambi, con linguaggi e mezzi espressivi diversi, hanno spesso raccontato questo spaccato di provincia italiana, colta e contadina, festaiola e riflessiva. Damian è nato qua, ma la sorte (o la fortuna, come la chiama la sua gente) lo ha collocato in una specie di linea di confine, fra la fine del paese e tutto il resto. Damian è un bambino rom e l’accampamento dove vive, per quanto lo riguarda, è lì da sempre. Quando le maestre, accompagnate dai carabinieri, lo vengono a cercare intimando al padre di mandarlo a scuola, Damian fa conoscenza con il mondo dei “gagi” ovvero con i non appartenenti all’etnia romanè. Per il primo giorno di scuola la madre lo veste tutto di rosso, contribuendo a rendere ancora più marcato il disagio che il bambino prova per la propria diversità. Ma è un disagio che dura poco, Damian è intelligente e la scuola, tutto sommato, gli piace. Non ha particolari problemi a socializzare con gli altri bambini, specie con Elisa, l’amica che continuerà a frequentare fino alle scuole superiori, finché fra loro non sboccerà l’amore. Intanto, per un casuale e divertente colpo di fortuna, il padre di Damian si ritrova in tasca un discreto gruzzoletto, che gli consentirà di abbandonare la roulotte scassata e costruirsi una bella casetta proprio fuori dai confini del campo. Inevitabilmente, con il passare degli anni, Damian si sentirà sempre più distante dalla sua gente e non basteranno i saggi consigli del nonno a rasserenarlo. Nonostante abbia scelto la vita del “gagio” affittando un appartamento insieme a Elisa, scoprirà presto che non è affatto facile rinunciare alle proprie origini…
Marco Truzzi ci consegna un romanzo importante sotto molteplici punti di vista. Anzi tutto per la scrittura viva e coinvolgente: i dialoghi risultano realistici e il disincanto ironico del protagonista è reso molto bene. Splendida la figura del nonno, burbero dispensatore di buonsenso e saggezza cristallina. Ma è soprattutto la costruzione narrativa di tipo “mimetico” a rendere il romanzo degno della massima attenzione. Finalmente la vita di un campo rom è raccontata “dal di dentro” con la naturalezza di chi non potrebbe vivere nessun’altra vita all’infuori di quella. Personaggi teneri e poetici, mattoidi o normalissimi, come in qualsiasi altro luogo. Non ci sono velleità socio-antropologiche nella scrittura di Truzzi, solo azioni e descrizioni, grazie alle quali il lettore può osservare la “problematica” dei rom da un punto di vista completamente nuovo. Attraverso un protagonista oscillante fra i due “mondi” possiamo scoprire finalmente come i rom vedono noi “gagi” e questa osservazione speculare risulta utilissima, oltre che divertente.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER