Non conosco il tuo nome

Non conosco il tuo nome
Camminare, camminare. Un impulso irrefrenabile che non ha nulla a che vedere con un passatempo o uno sport. Tim, affascinante avvocato di grido sposato all’avvenente Jane, è inspiegabilmente vittima di una patologia sconosciuta a medici e specialisti che lo induce a macinare chilometri di giorno e di notte, sotto gelo e intemperie, finendo in posti sconosciuti, rischiando assideramento, mancamenti e altro ancora. A questa assurda e tragica condizione Jane si abitua presto. Inizia a restare costantemente in allerta durante le fughe del marito, pronta a rispondere al telefono nel cuore della notte e a raggiungerlo in periferie semisconosciute, in angoli di città freddi, bui e pericolosi, dopo aver oltrepassato ponti, cavalcavia, per trovarlo spesso seminudo e addormentato in bugigattoli poco raccomandabili, mettendo in serio pericolo una salute precaria. Un’altalena di fughe e ritorni, di ricadute e miglioramenti: difficile uscirne emotivamente indenni, sia per Jane, costretta a abbandonare lavoro, hobby dedicandosi ad accudire Tim e finendo per scordarsi di avere una vita propria, sia per Becka, la figlia adolescente che butta su cibo e chitarra le sue angosce. Perché anche l’amore più forte se esposto a tali intemperie rischia di vacillare…
Opera seconda del promettente scrittore americano Joshua Ferris, Non conosco il tuo nome è la tragica storia di una malattia mentale e delle conseguenze devastanti non solo sulla persona coinvolta ma anche su chi le vuole bene. Intendiamoci, non una descrizione asettica di sintomi e conseguenze, ma un racconto, crudo e forte come un pugno nello stomaco. Significativo il suo insistere sull’atroce domanda che tutte le 'donne coraggio' che si sacrificano per la malattia del congiunto sicuramente si porranno: ma perché è toccato a me? Di amore ce ne vuole tanto, forse troppo in certi casi, per poter annullare la propria vita dedicandosi a accudire un’altra persona: e sembra ingiusto, talmente difficile da essere ingiusto. Onesto e sincero, Ferris non enfatizza la potenza dei sentimenti ma ne evidenzia anche i limiti di fronte a eventi dalla portata così devastante. La sua scrittura segue l’andamento della malattia, assottigliandosi e facendosi più rarefatta di fronte al peggiorare dei sintomi: man mano che il morbo sconosciuto s’impossessa di Tim, le frasi si fanno più brevi, le parole sono secche, immediate, volte a sottolineare ogni minimo brusio di vita che scorre ancora, ogni sorriso, lacrima, espressione di sconcerto, ansia, sgomento. Quella di Ferris è una scrittura nuova nel panorama letterario attuale, incredibilmente intimista, fine e accurata, lontana da volgarità e dettagli shock, spesso da alcuni inseriti a casaccio per interessare i lettori. Non conosco il tuo nome è di certo una lettura importante, una storia drammatica e coinvolgente, raccontata con la giusta misura ma senza rinunciare a commuovere, capacità tipica dei grandi narratori.

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