Non dimenticare chi sei

Non dimenticare chi sei
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Ghana, XVIII secolo. Quando a una bambina vengono le mestruazioni, viene data in sposa al suo promesso. Effia, invece, è costretta a tenerle nascoste: glielo ha ordinato la moglie di suo padre, perché nessun uomo al villaggio la voglia e possa così andare in sposa al governatore inglese James Collins. La vera madre di Effia è una domestica, che è stata cacciata subito dopo il parto. Alcuni anni dopo ha avuto un’altra figlia, Esi. Effia e James vivono nel castello di Cape Coast. Esi è venduta come schiava, ma prima di essere imbarcata trascorre un periodo nelle prigioni sotterranee della fortezza. L’una è ignara dell’altra, non si incontreranno mai. A unirle, oltre al legame di sangue, un ciondolo di pietra scura che si tramanderà di generazione in generazione. Effia dà alla luce Quey, che dà alla luce James Richard, che dà alla luce Abena, che dà alla luce Akua, che dà alla luce Yaw, che dà alla luce Marjorie. Esi dà alla luce Ness, che dà alla luce Kojo, che dà alla luce H, che dà alla luce Willie, che dà alla luce Sonny, che dà alla luce Marcus. Marjorie e Marcus sono entrambi dottorandi a Stanford, a dispetto delle umili origini, del colore della pelle e di un’eredità fatta di lavori forzati in miniera e schiavitù nelle famiglie dei bianchi. Marjorie e Marcus si conoscono a una festa e proprio lì, in una maniera inspiegabile perfino a loro stessi, si riconoscono…

Se ti chiedessero di raccontare la tua storia, con ogni probabilità cominceresti dalla nascita, per poi procedere a salti cronologici lungo gli episodi più significativi, fino al presente. Talvolta, ti potresti concedere un balzo indietro fino alla gravidanza di tua madre, al concepimento, a come i tuoi genitori si sono conosciuti. Prima di tutto questo, no. Perché quella non è la tua storia, semmai è la storia della tua famiglia, delle tue origini, di chi è venuto prima. Giusto? Ecco, Yaa Gyasi ha scritto un romanzo limpido e impetuoso come l’acqua, che ha il potere di erodere questa convinzione. Non è solo una successione di flash sulla storia e condizione afroamericana degli ultimi tre secoli, ma anche e soprattutto la dimostrazione che ognuno di noi esiste, ed esiste proprio qui e proprio ora, perché qualcuno ha fatto o subìto qualcosa che ha determinato precise conseguenze. Siamo tutti anelli di un’infinita catena costruita da chi ci ha preceduti, ed esistiamo in quanto parte di quella catena. Ad esempio, Marcus non sarebbe nato se la moglie di Kojo non fosse stata rapita e venduta mentre era incinta dell’ottavo figlio, che lei e il marito chiamavano scherzosamente H. Marjorie, invece, non sarebbe nata se Quey avesse seguito il suo cuore, anziché sposare la moglie scelta per lui. È così lampante, scritto da Yaa Gyasi, che ti stupisci nel chiederti come non averci pensato prima.



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