Non dire cazzo

Tutto ha inizio a casa dei nonni. Lei canta in cucina mentre rompe le uova e prepara un dolce ai nipotini. Canta con voce forte, sguaiata. Lui è in silenzio, seduto a letto. Non ci vede e non cammina da anni, le sole immagini che gli restano sono quelle dei ricordi. La loro figlia va a trovarli quando può, una volta a settimana per ora, sa che con il tempo avranno sempre più bisogno di lei, sempre più bisogno di cure. Le sue giornate, al momento, sono scandite dai due figli, che la esasperano ciascuno a modo suo. “Cazzo” è liberatorio, una parola che in famiglia ripetono così spesso da essere diventata un automatismo. Ma che cazzo stai dicendo. Mamma, è un cazzo di passo carraio. Dovresti scrivermi una cazzo di canzone d’amore. Non dire cazzo, cazzo! Figlio Numero Uno ha undici anni e fa domande a raffica, sempre più complicate: cos’è un tampax, se i gay erano gay anche da bambini, se mamma ha mai fatto sesso o il gioco della bottiglia. Figlio Numero Due è nato da qualche mese, si crogiola sulla sdraiolina della Chicco ascoltando musica per neonati. Ha una percezione quasi nulla del mondo che lo circonda, mentre il fratello maggiore, complice l’adolescenza che incombe, sta iniziando a capire anche troppo...

Se una serie di post Facebook ha successo, metterli insieme in un libro non è sufficiente a dar vita a un romanzo antologico. Nemmeno se raccontano una storia vera, seppur in chiave talvolta ironica e iperbolica. Sarà che ne abbiamo piene le tasche della maternità ai tempi dei social, dei gruppi whatsapp di classe, dei gruppi facebook di mamme e pancine, delle blogger e influencer pronte a dirci come dobbiamo vivere. Da un libro che racconta la maternità vorremmo che facesse la differenza, offrendo una visione più profonda e meno prevedibile. L’occasione c’era eccome, servita su un piatto d’oro ma che l’autrice ha sussurrato solo a tratti: raccontare quella fase della vita in cui non sei più così giovane ma nemmeno vecchia, hai figli piccoli che dipendono da te in tutto e per tutto, e genitori anziani che più invecchiano più tornano come bambini, e avranno sempre più bisogno di te. Quell’età in cui hai perso il lusso di essere figlia e, ovunque ti volterai, troverai sul cammino qualcuno a cui fare da madre. “Funzionare” sui social non è sufficiente a far letteratura. Questo libro avrebbe funzionato meglio se mantenuto nella formula in cui è nato, oppure affidato a forme narrative diverse: i video, l’oralità.



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