Non esistono buone intenzioni

Non esistono buone intenzioni

Sasza Zaluska ha un difficile passato alle spalle e un futuro altrettanto incerto da vivere giorno dopo giorno: combattere i vecchi mostri della sua dipendenza e cresce una figlia da sola. Per lei, ex poliziotta e profiler di una certa bravura, abbondonare il lavoro e la passione per la bottiglia è stata dura e lo è ancora: ma essere ritornata a casa a Danzica le fa sperare di poter riuscire a diventare una donna diversa, una mamma all’altezza del ruolo e una persona in grado di dire di no all’alcool e ai pericoli che lo stesso comporta. Sasza è determinata, anche se spesso i fantasmi del proprio passato le vengono ancora a bussare alla porta, facendola vivere in uno stato di perenne conflitto interiore che la lasciano quasi sempre spossata e a tratti preda dell’apatia più assoluta. Fino a che un giorno al telefono si palesa la voce di uno sbirro di Danzica che la cerca perché ha bisogno di lei per una consulenza di profiling. La donna è tentata di chiudergli il telefono in faccia e di tornare a dormire. Ma in lei “il richiamo della foresta” si sta facendo sentire con prepotenza già da tempo e il Passato non sembra un posto così lontano da raggiungere di nuovo. Così la brava e tormentata profiler si fa trascinare di nuovo nella vecchia vita e ancora una volta a fianco del commissario Duchnowski, Duch per gli amici, poliziotto borderline e alcolista convinto e collaudato anche lui. I due dovranno indagare sull’assassinio di un famoso cantante ma il ginepraio che andranno a scoperchiare vedrà ben altri scenari e brutture al cui apice c’è uno dei sentimenti più forti e inossidabili dell’animo umano…

Non esistono buone intenzioni ha una bella idea di fondo, la straordinaria capacità dell’autrice ad avere inventato un personaggio femminile meraviglioso come Sasza Zaluska, l’originalità ambientale di una città baltica con tutte le luci e le ombre dell’est crudele e fascinoso, ma niente altro. Per molti romanzi gli ingredienti elencati potrebbero anche bastare, ma se si decide, scientemente, di presentare l’autrice come la Jo Nesbø dell’Est e come una che ha venduto un milione di copie bisognerebbe avere anche un libro bello nel senso più compiuto del termine. Un giallo in cui la suspense la fa da padrona, dove la scrittura è easy nel senso che accompagna il lettore anche durante le scene di azione e dove una certa ironia noir spezza il ritmo e rende più accattivante la lettura. Niente di tutto questo nel libro della polacca Katarzyna Bonda, in cui le serratissime descrizioni, i dialoghi ridotti al lumicino, i riferimenti a luoghi, artisti, opere sconosciuti ai più rendono davvero pesante il tutto trascinando il lettore in quell’impalcatura superata e barocca che ha fatto la fortuna dei romanzi ottocenteschi dell’est Europa. Altro che Nesbø! Non esistono buone intenzioni è – al netto del marketing – un thriller appesantito da tante sovrapposizioni che non servono affatto e che resiste solo grazie allo stato d’animo dell’interessante protagonista e alla personalità del suo collega commissario. In poche parole con un buon editing la storia sarebbe quasi perfetta. Se vi piace il poliziesco magari potete fare comunque un tentativo. Ma non è affatto detto che vada a buon fine.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER