Non lasciamoli soli

Non lasciamoli soli

Il fenomeno della migrazione, capitolo dopo capitolo, si chiarisce come fenomeno umano, di vita e storia umane, e scopre volti dai lineamenti ben definiti, quelli di donne e uomini, ragazze e ragazzi che, fuori dall’anonimato dei numeri che l’informazione superficiale ci ha abituato a considerare, si riprendono tutta la loro (uguale alla nostra) umanità. C’è Rambo, il torturatore feroce che, arrivato in Libia in seguito a un genocidio in cui tutta la sua famiglia è stata annientata, veste i panni del carnefice: è il suo escamotage per sopravvivere nel ghetto del generale Alì, a spese dei suoi stessi fratelli di patria e di dolore. E c’è Hamed che, giunto a Lampedusa, lo riconosce e lo denuncia alla giustizia italiana. C’è Segen, morto di fame poco dopo l’arrivo sulla nave della ONG Proactiva e i tre fratelli Alì, Mohammed e Ahmed, che acquistano un gommone e un po’ di carburante per venire in Italia. Il più piccolo dei tre, Alì, è malato di leucemia e all’ospedale di Tripoli non ci sono più le medicine per curarlo. Anche loro, esausti su un gommone alla deriva, sono salvati dalla nave “Open Arms” di Proactiva. Ahmed, nigeriano, mingherlino, che ha assistito impotente alla morte dei suoi compagni di viaggio, è adibito dai carcerieri libici al recupero dei cadaveri e, anche dopo che la nave “Acquarius” di SOS Méditerranée lo ha salvato, l’incubo di quei morti non lo abbandona mai. E il ragazzo si interroga anche sul destino che può avere subito Sara, la sua sorella maggiore, partita con lui, la guida alla quale i genitori lo avevano affidato e di cui non ha notizie. Teme che sia morta perché “a violentare le donne erano tutti, uno dopo l’altro, anche se erano svenute e sanguinavano”. E poi ancora ci sono Samir e Abbas, due ragazzini quindicenni del Darfur, venduti come schiavi. La vendita degli schiavi è stata documentata da un video della CNN che ha fatto il giro del mondo, eppure il nefando commercio, che credevamo estirpato per sempre, continua, proprio alle porte d’Europa, con la complicità dell’Europa. E tuttavia l’UE non si adopera per ridurre gli abusi perpetrati sui migranti. Incontriamo poi ancora Shara, che tiene in braccio il suo bambino di due anni e sua sorella Fatima, incinta. I bambini sono figli degli stupratori libici, ma le due donne hanno deciso comunque di tenerli: i bambini non hanno colpa e hanno amore da offrire. Shara e Fatima sono state salvate dalle motovedette italiane e ora con sollievo sognano di sbarcare a Lampedusa il luogo della salvezza, per loro e per i bimbi. Ma l’ordine, derivante dagli accordi dei governi italiani con la Libia, è quello di riportare indietro i migranti salvati e proprio in Libia, dove saranno di nuovo alla mercé di violenza e torture. Appena recuperati dal mare, riscaldati e rifocillati devono essere restituiti all’inferno: “È l’ordine più infamante che abbia mai eseguito” ammette il giovane sottufficiale italiano responsabile dell’operazione…

Il sottotitolo di questo saggio chiarisce immediatamente che si sta trattando un argomento di pressante attualità e recita: Storie e testimonianze dall’inferno della Libia. Quello che l’Italia e l’Europa non vogliono ammettere. Entrambi inviati de “la Repubblica”, Viviano e Ziniti raccontano e documentano una barbarie che si sta estendendo quasi senza che nessuna forza contraria la argini e le si contrapponga. Giusi Nicolini, ex sindaco di Lampedusa, definisce queste gravi scelte operate nella più assoluta violazione dei diritti umani “una macchia per tutta l’Europa” e suggerisce un rimedio: l’incessante impegno a “costruire umanità”.



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