Non mentirmi

Non mentirmi
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2004, un giorno come tanti. Philippe è nella hall di un hotel di Bordeaux impegnato a rispondere a un’intervista durante un tour di presentazione del suo libro: le domande sono poco impegnative e gli consentono di far vagare la mente, di dedicarsi a inventare storie, a immaginarsi vite e scenari per le persone che attraversano il suo sguardo, quando un uomo che il suo cervello sa non poter essere vero gli attraversa il campo visivo. Contro ogni razionalità, Philippe grida il suo nome sapendo benissimo che quel ragazzo non può essere Thomas, che il tempo non torna indietro. Il suo corpo ubbidisce tuttavia al più irrazionale degli impulsi e scatta all’inseguimento di un ragazzo che non si è girato al richiamo, lo raggiunge e ritrova un volto che credeva perso nelle nebbie del 1984: quello di Thomas Andrieu, che lo guarda con gli occhi di suo figlio. Un breve incontro imbarazzato il loro, pochi minuti per chiedere al figlio notizie del padre, del suo matrimonio che, Philippe apprende ora, deve essere avvenuto al termine dell’estate in cui lo ha perso. Un incontro che si ripeterà tre anni dopo, in circostanze completamente diverse. Thomas non è stato il primo amore di Philippe, ma di sicuro la prima ossessione è stata per il figlio prodigio del maestro di Barbezieux-Saint-Hilaire, che tutti nel piccolo paese della Charente meridionale famoso solo per aver dato i natali al maestro di Montaigne intuivano destinato a un brillante futuro. Thomas con la sua moto potente, i maglioni larghi, il corpo cesellato, la sua aria distante e strafottente che lo guarda senza parere appoggiato al muro del cortile di scuola. Thomas figlio di contadini, brillante a scuola ma da cui ci si aspetta che porti avanti l’azienda agricola di famiglia. Thomas che Philippe ama in silenzio perché se parlasse perderebbe anche il piacere dei loro incontri clandestini. Thomas, silenzioso e ieratico che vive in silenzio il proprio destino e che rivela parti di sé solo negli amplessi frettolosi e silenziosi, in quel suo modo di fare l’amore senza darsi e una capacità di darsi senza bisogno di parole…

È una storia che Philippe ricostruisce in seguito all’incontro col giovane Lucas e nel farlo si chiede se sia realmente accaduta, se questi due ragazzi che si amavano splendidamente in una palestra chiusa per la durata di mezzo anno scolastico non siano il prodotto della sua immaginazione. È sempre stato talmente bravo a mentire! Sua madre era esasperata dalla sua capacità di contare balle come fossero vere sin da bambino. Una delle più grandi menzogne che Philippe Besson abbia contato ai suoi lettori e forse anche a sé stesso, è quella di non aver raccontato mai nulla di sé nei suoi libri. Procedendo nella lettura della storia di Thomas Andrieu, scopriamo che se non c’è niente di lui, c’è invece qualcosa di Thomas e del loro amore in ognuno dei personaggi che ha eternato nei suoi libri. Un particolare fisico, una frase, di Son frère, di Un ragazzo italiano, il nome del protagonista di Come finisce un amore. La storia personale o familiare di Thomas Andrieu, i dettagli della loro passione, hanno insomma accompagnato Philippe per i vent’anni successivi alla loro separazione e senza volerlo, Lucas gli confessa che anche per suo padre è stato così. “Non mentirmi” è la frase che sua madre gli diceva più spesso da bambino ed è al contempo un’invocazione e un giuramento che intuiamo l’autore fa a sé stesso nell’accingersi a raccontare Thomas. Besson ci ha abituato a storie potenti ed evocative, a uomini persi nella propria fragilità e spesso incapaci di seguire il proprio animo ma per Thomas il suo stile si spoglia di qualsiasi artifizio stilistico, per la prima volta non romanza nulla, racconta una storia senza menzogna, una storia che è potente e bellissima come i loro corpi nudi che si muovono a ritmo della pioggia che batte sul tetto di metallo, incuranti e luminosi come solo due ragazzi di 18 anni possono essere. Il viaggio di entrambi è stato lungo nei vent’anni successivi e le loro strade non avrebbero potuto essere più divergenti ma Philippe, che non ha mai ricevuto il dono delle parole di Thomas durante la loro storia giovanile, apprenderà di essere stato colui che gli ha dato il coraggio di spezzare le catene dell’ovvio, del preordinato e di essere sé stesso, infine.



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