Non mi dire chi sei

Non mi dire chi sei

Secondo caso per l’avvocato milanese Greta Morandi e il suo socio Mario Longoni – detto Marlon – che si occupa della parte investigativa. Siamo a Milano nel 1962, e per vie traverse la rossa Greta viene incaricata di cercare Giuditta, ventunenne “scappata” da Vedano Olona, paesino del varesotto nel quale si “sentiva stretta”, per lavorare in una grande merceria di Porta Venezia. Dopo qualche mese di tranquillo lavoro e ritorni a casa nei fine settimana, Giuditta scompare nel nulla. La madre di un collega corteggiatore di Greta, la contessa Valsecchi maritata Solbiati, “intercede”, per così dire, affinché lo studio di Greta si occupi di ritrovarla. Greta a Milano a indagare presso la merceria e poi la maison che al negozio l’aveva “rubata” e Marlon a Vedano, dove in teoria dovrebbe essere più facile scoprire chi era o è la misteriosa Giuditta. Sembra però che nessuno sappia chi fosse davvero questa bella ragazza, misteriosa sfuggente e bellissima: ognuno ne dà una descrizione diversa, le ipotesi si moltiplicano come i moscerini sulla frutta e invece di trovare il bandolo della matassa, Marlon si ritrova invischiato in una ragnatela che si ingarbuglia un po’ di più ad ogni incontro…

Tanta, forse troppa carne al fuoco in questo romanzo che perde quasi subito la connotazione giallo-noir per diventare un tuffo a bomba nel passato e nella memoria: la Milano degli anni ’60 era una città che stava cambiando in tutti i suoi aspetti, la fascia sociale protagonista di questa storia si muove appena ai margini del centro, a ridosso dei Bastioni e per quanto riguarda i cattivi ‒ ossia praticamente tutti escludendo lo studio legale e gli amici ‒ anche ai margini della legalità. I personaggi sono tratteggiati con fin troppi particolari, assumono comportamenti atteggiamenti e dialoghi che sfiorano l’assurdo, svolazzi nella magia – o almeno così pare – incursioni nel meraviglioso mondo degli UFO, jet set e malavita, una non meglio identificata Triade (che nulla ha a che fare con la mafia cinese), cocaina e champagne e chi più ne ha più ne metta. Piacevole per chi ami letture leggere e non si soffermi (anche poco), sulla verosimiglianza dei fatti e soprattutto dei dialoghi che francamente risultano a volte degni di Beckett. Moltissimi gli omaggi palesi o meno, inevitabile pensare a Perry Mason (la signora Adalgisa è una deliziosa Della Street in salsa italiana) e al suo Paul Drake, al Gorilla (personaggio creato da Sandrone Dazieri) e quant’altro. Troppo presente, per chi cerchi solo un bel giallo, anche la politica. Se è vero che repetita juvant, è forse anche vero che il troppo stroppia.



 

 

 

 
 
 
 

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