Non pensavo che la vita fosse così lunga

Non pensavo che la vita fosse così lunga
È il 1926, quando il fascismo si appresta a prendere definitivamente il potere, che a Trieste nasce Tiberio Mitri. Suo padre muore presto così Tiberio viene mandato in un ‘educatorio’. Un vero e proprio riformatorio perché il regime lo affida ai reduci di guerra e ai vecchi fascisti ormai scomodi per la nuova immagine che Mussolini vorrebbe dare all'Italia. Ma il piccolo Tiberio ha già in corpo quella frenesia che contraddistinguerà il suo futuro da pugile, così appena può si dà alla fuga e non fa in tempo a venire ripreso che scoppia la guerra e l'educatorio chiude. Tiberio inizia a fare qualche lavoretto saltuario al porto, per racimolare qualche soldo e aiutare la famiglia. Proprio in questo periodo mette piede per la prima volta dentro la palestra “Quis contra nos”. Non per amore della boxe ma per conquistare una ragazza di nome Wanda che sta con un tipo corpulento di nome Mosconi. Tiberio si allena e poco dopo sfida sul ring Mosconi che lo batte senza pensarci due volte. Tiberio non conquista Wanda ma fa colpo sul vecchio allenatore Nino Tiralongo, che si mette in testa di allenare quel ragazzo di strada così promettente...
Per gli appassionati di boxe il nome di Tiberio Mitri è un mito di altri tempi, come James Dean per gli appassionati di cinema. Con l'attore americano morto giovanissimo il boxeur ha in comune una vita travagliata e sregolata che lo ha fatto entrare nella leggenda. Proprio lui che non pensava «che la vita fosse così lunga» e che invece muore nel 2001 a 74 anni. Ragazzo cresciuto tra le strade di Trieste e arrivato all'apice della boxe, prima con il titolo europeo e poi in America come sfidante del detentore del titolo mondiale, il toro scatenato Jack La Motta. La biografia scritta da Aureliano Amadei, Alessandro Falcone e Gian Piero Palombini (autore anche di un documentario sulla figura del pugile triestino) appassiona e coinvolge il lettore che segue le vicende di Mitri, tra incontri, amori, droga, con trepidazione fino all'ultima pagina, proprio come un romanzo. Ma Non credevo che la vita fosse così lunga non è solo una biografia romanzata, è anche un ritratto di costume e di società di un Italia che non c'è più, quella esaltata e spensierata degli anni '50 fino a quella cinica e impaurita degli anni '80, e di un Italia presente, quella degli anni '90 e dei nostri giorni. Scritto con uno stile semplice e diretto, tutto al tempo presente e arricchito con foto d'epoca e pagine di giornali, gli autori riescono a calare il lettore nel personaggio di Mitri, descritto con passione e precisione. Ne esce la figura di uomo determinato, che ha saputo prendere al volo tutte le occasioni che gli sono capitate, amante della vita, impulsivo e coraggioso, con una grande forza di volontà, dentro e fuori dal ring. La vita di Mitri è appassionate per tutti. Interessante lettura di approfondimento per gli amanti della boxe e lettura appassionata per tutti quelli che non conoscono la vita del pugile triestino e che avranno la fortuna, leggendo questo libro, di chiedersi ogni due pagine: ma ce la farà Tiberio ad alzarsi di nuovo dopo questa batosta?

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