Non salutare papà

Non salutare papà
Poggiamorella ormai è abituato, a presentarsi davanti al giudice. E anche stavolta forse non andrà come lui spera. Meno male che lo ha aiutato quel carabiniere simpatico in caserma, meno male che non gli ha fatto storie. Un matrimonio fallito, una figlia splendida cui vuole fare da padre. Ma ciò comporta passaggi burocratici da cui non si può prescindere. Bisogna rispettare i dispositivi. Che poi essi siano ingiusti e fatti male, purtroppo non fa testo. Il giudice decreta cifre ed emolumenti, date, periodi, costrizioni. Poggiamorella ha un problema: i soldi non li ha, o perlomeno non tanti quanti gliene vengono chiesti. Ed ha una esigenza. Vedere la figlia. Adesso come si fa, come si può pensare al futuro? Lui ad un certo punto non ce l'ha fatta più. Basta con gli sfoghi, le insensate (o forse a senso unico) accuse, quel male dentro causato dalla moglie che doveva essere compagna ed invece è nemica, pronta ad affrontare una battaglia senza senso. Se ne è andato. Insopportabile lei, i suoi genitori, una vita piena di rinunce invece che di acquisti. E va forte con le donne, è pieno di amici, perché limitarsi? Un matrimonio fallito miseramente, una vita da rifare. C' è solo un problema. La cucciola. Quel nodo invisibile che lo lega al passato...
Forte. Struggente. Vero. Poi però viene voglia di picchiare il padre, così, per dirvelo. Al di là delle reciproche ragioni, l'egoismo talvolta è tronfio. I problemi vanno affrontati prima, quando purtroppo le cose non vanno. Incomprensioni, dannate ragioni, illusioni e poi comunque va così. A scappare siamo capaci tutti, ma poi succedono cose, peraltro regolate dalla legge. Il grido di dolore di Poggiamorella, costretto ad usare l'anonimato in questo libro per non incappare in querele, ha le sue salde radici in una legislazione che fondamentalmente, in questo unico ambito, è totalmente declinata al genere femminile. Ma non lo si può giustificare, assolvere e nemmeno condannare. Un lungo sfogo, dettagliato e innocente quanto basta, per descrivere la crudeltà di essere un padre separato. Non bisogna fare il tifo per uno o l'altro. Alla fine è il bimbo che conta. Ma bisogna essere uomini davvero, per assolvere al proprio ruolo, anche se la moglie non vuole. I figli sanno, capiscono, decidono. Il resto, appunto, è tribunale.

 

 

 

 
 
 
 
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