Non saremo confusi per sempre

C’era una volta un giovane principe, figlio d’un re, con auto, donne, denaro: e l’assurda convinzione di potere tutto, senza limiti, senza regole. Come di riuscire a farsi giusitizia da sé, in una notte senza luna, sulle spiagge di una piccola isola al largo della Corsica: per un gommone, probabilmente, usato senza il permesso regale. Sparando a caso, in quella notte senza luna, illuminato da gelidi fanali, spezzò i sogni e la vita di un altro giovane, lui plebeo, addormentato su una nave, al largo. C’era una volta anche un ragazzo dai riccioli scuri: diciotto anni, contava la sua carta d’identità, mentre i passi disegnavano un futuro da immaginare. Venne l’alba di una domenica come tante, dopo un sabato trascorso con gli amici per le vie di Ferrara. Venne, lucida e bagnata, e lo trovò riverso a terra, il corpo una mappa di lividi. Non trovò, invece, i quattro poliziotti che giurarono di essersi difesi contro le ire dell’ennesimo tossico sbandato. Infine c’era un bambino, nella Sicilia degli anni Novanta, che amava i cavalli: era nato senza macchia, tranne quella di essere figlio di uno che proprio non riusciva a tenere la bocca chiusa su certe brutte storie di morti ammazzati. Arrivò un orco, lo Scannacristiani, e decise di chiudere il bimbo in una stanza senza finestre, per far cambiare idea all’infame genitore. Ma quello, invece, continuò a raccontare i segreti di un mondo a parte, e il bambino svanì senza lasciare tracce, se non nel cuore di chi lo aveva conosciuto e amato...

Forse, davvero, non saremo confusi per sempre: un giorno o l’altro, presto o tardi, usciremo dal lattiginoso banco di nebbia del passato, per approdare ad un presente piano e chiaro, senza ombre sul selciato. È un doloroso e dolce augurio quello che Marco Mancassola, classe 1973, lascia ai lettori dalle pagine di quest’insolito libro pubblicato prima per Einaudi e oggi riedito da La Nave di Teseo. Non un romanzo, non un saggio, neppure un lungo racconto: piuttosto la schietta cronaca italiana raccontata col piglio incredulo e sospeso della fiaba. Non saremo confusi per sempre raccoglie cinque “fatti” neri, nerissimi, a tratti oscuri e sempre angoscianti, ospitati per giorni, settimane, anni nella cronaca italiana e ancora ben presenti nelle nostre coscienze: fatti che non si dimenticano, che si prova a cancellare e che ritornano, puntuali, ad ogni anniversario, togliendoci ancora un altro velo d’innocenza. Il lavoro di Mancassola (grande talento usato con discrezione, quasi temendo di mostrare quanto sia bravo) si affolla così di fantasmi cristallizati dalla memoria e ora liberi, finalmente, di raccontare un’altra versione (la propria): dietro i vetri della “Storia” ci osservano i volti, ancora e per sempre giovani, di Alfredino, caduto nel pozzo in un’estate di trent’anni fa; di Giuseppe, sciolto nell’acido per colpa di natali sbagliati; e di Eluana, finalmente libera di andare dove un incidente automobilistico l’aveva chiamata oltre vent’anni prima. Quando non saremo (più) confusi per sempre, potremo sostenere il loro sguardo senza colpe: nel frattempo non rimane che prendere fiato, e stupirci per l’incontro inaspettato con l’altra, misteriosa faccia della tragedia.



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