Non sta al porco dire che l’ovile è sporco

Non sta al porco dire che l’ovile è sporco
In una notte di pioggia, a Cotonou, viene ritrovato il corpo mutilato di Saadath, una bellissima squillo di alto bordo. Sulla scena del crimine arrivano il commissario Santos e l’ispettore Kakanakou, entrambi incaricati delle indagini. Da subito viene messo in cima alla lista dei sospetti Smaïn, un noto uomo d’affari libanese stabilitosi in Benin che, oltre a far parte di una rete internazionale di trafficanti di droga, ha anche il privilegio di protezioni politiche. L’inchiesta sembra condurre a una valigetta piena di cocaina che la squillo Saadath aveva incautamente rubato e che la sua amica Sylvana, detta “la Tigre”, vorrebbe scambiare con un bel po’ di denaro. La caccia all’assassino e alla valigetta da parte di Santos e Kakanakou viene resa più complicata dalla presenza di una terza prostituta (Rockya) e di un investigatore privato, che ha un conto da regolare con l’ispettore Kakanakou…
Il romanzo prende il titolo da un proverbio, come anche ogni capitolo che lo compone. Ventiquattro parti che aprono il loro racconto al lettore con un modo di dire della tradizione africana. L'autore, Florent Couao-Zotti, nato negli anni Sessanta nella Repubblica del Benin, interessante scrittore che è stato definito da “Jeune Afrique” una delle cento menti africane più influenti degli ultimi anni, si è formato intellettualmente tra Congo e Francia,  ha poi collaborato con vari giornali satirici e ne ha fondato uno, di nome “Abito”. Dal 1995 ad oggi ha scritto oltre venti opere tra romanzi, raccolte di racconti e testi teatrali. Ha vinto il Premier Prix de l’Union Européenne, con il racconto “Ci-gît ma passion”. 66thand2nd inaugura con Non sta al porco dire che l'ovile è sporco una nuova collana: B-Polar, dedicata a quelle narrazioni definite “polar”, un genere letterario sviluppatosi in Francia dall’incontro tra il noir e il poliziesco. B-Polar sta per “bazar polar” ma anche per bipolare, imprevedibile coesistenza degli opposti. Couao-Zotti non ha paura di trascinare il lettore in un ambiente poco confortevole, fatto da parole e un incipt da riportare qui: “Da una parte, i binari, due parallele di ferro che si univano per poi perdersi nel paesaggio umido di Cococodji, il quartiere-giungla di Godomey; dall'altra, i tetti delle case e i cantieri – lamiere arrugginite, tegole, cemento – che salivano come ombre dentellate e irregolari, alternandosi alle scompigliate cime degli alberi”. Una prosa perfetta, tagliente, che riesca ad andare oltre il noir, per raccontare inquietudini e colpi di scena che non si trovano in molti altri romanzi.

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