Non superare le dosi consigliate

Non superare le dosi consigliate

Matilde è una bimba piena di vita e insicurezze. Con una madre bulimica, spesso chiusa in bagno a vomitare combattendo un corpo che non riconosce, quando a sei anni comincia a ingrassare vede cambiare radicalmente il suo mondo. Matilde adesso da una parte è costretta a ingollare i lassativi che le vengono piazzati tra le mani, dall’altra si sente preda di una fame che sembrerebbe non poter essere mai saziata. Così raccatta il cibo di nascosto, ingozzandosi con un senso di colpa crescente che la tortura senza posa. E in questo turbinio di emozioni, in questa scoperta inesausta che è maturazione fisica ed emozionale, l’unica costante capace di regalarle un po’ di serenità è il pane. Rassicurante, buono come sa essere solo ciò che dà la certezza di una presenza imperitura. Matilde intanto cresce. È una una teenager che sogna, e a sedici anni pesa ottanta chili. È una giovane donna che si interroga, e a diciotto pesa la metà. A bordo di una montagna russa di cui a tratti sente sfuggire il controllo, si trasferisce in America e si adopera per un futuro che ha premesse eccezionali. Il nuovo continente la riempie di linfa vitale e, pure se le paure che l’hanno sempre perseguitata le sono venute dietro, Matilde brilla di luce propria. Poi la disgrazia. Anzi, le disgrazie. Si lega a un uomo che la maltratta, il padre subisce un terribile tracollo finanziario e la madre muore. Allora l’ago della bilancia torna a ruotare pericolosamente, e arrivano i tanto temuti cento chili: il corpo di Matilde fa di nuovo di testa sua; incontenibile, incontrollabile. Adesso deve fare sia i conti con sé stessa, sia con la gente che ha attorno. Persone che la disprezzano senza conoscerla, che la giudicano alla prima occhiata solo per il suo aspetto fisico. L’unica soluzione possibile, quella che sembra la più logica e la meno dolorosa, è pure la più terribile. Matilde si chiude in casa, e da lì conduce un’esistenza lontana dalla vita. Quale futuro per lei?

Doloroso, emozionante, vero: Non superare le dosi consigliate è un romanzo di rara potenza. Tratta dell’amore nelle sue più diverse declinazioni, della sofferenza che preclude ogni sorta di futuro, dell’angoscia senza nome e forma che trasfigura intere esistenze. Con mano ferma e un tocco delicato, con uno stile lucido e arioso che non si incaglia mai, l’autrice riesce a sfiorare le corde più sensibili di sentimenti universali e insieme molto complessi. A narrare la difficile storia di un tipo umano unico e che però vive in molti di noi. A portare sulla pagina un mondo nitido, sfaccettato e colorato, coniugando una storia ricca allo scavo psicologico di un personaggio a cui non si può fare a meno di affezionarsi, di odiare e infine di amare. Insomma, il romanzo di Costanza Rizzacasa D’Orsogna è una perla del nostro tempo, struggente e bellissimo. Laureatasi in scrittura creativa alla Columbia University, esperienza che ha riversato nella sua opera, scrive sul “Corriere della Sera”, “la Lettura” e “Sette”. Sebbene nel 2018 sia già approdata in libreria con la favola Storia di Milo, il gatto che non sapeva saltare, sempre per Guanda, questo è il suo esordio letterario vero e proprio. Ed è un esordio eccezionale, destinato a diventare un classico della letteratura e che in sé racchiude già tutte la capacità di una narratrice brillante. Una narratrice di cui sicuramente sentiremo parlare ancora e ancora. Una narratrice di cui il panorama letterario contemporaneo aveva davvero bisogno.



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