Non ti muovere

Un incrocio nel traffico di Roma, una ragazzina in motorino – casco non allacciato e walkman acceso - che non rispetta uno stop, una automobile che frena bruscamente ma non abbastanza, un urto terribile, un’ambulanza che tarda. La situazione appare da subito gravissima: un vasto ematoma cerebrale rende necessario un complesso intervento chirurgico. Mentre prepara la ragazza per la sala operatoria, un’infermiera si accorge dai documenti che si tratta di Angela, la figlia quindicenne di uno dei primari di Chirurgia di quell’ospedale. Timoteo viene a sapere della drammatica situazione e si precipita subito in Rianimazione: a intervenire saranno il neurochirurgo Alfredo e l’anestesista Ada, entrambi vecchi amici del chirurgo, la figlia è in buone mani, Timoteo può solo aspettare dietro la porta in preda alla più cupa disperazione. Sua moglie Elsa – che fa la giornalista – è su un aereo diretto a Londra, le autorità di Heathrow sono già state allertate e provvederanno a reimbarcarla subito dopo l’atterraggio sul primo volo per l’Italia. Ma Angela riuscirà a sopravvivere fino all’arrivo della madre? Timoteo si butta su una sedia, uno straccio che solo mezz’ora prima era un uomo normale, ignaro di quella paura, di quel dolore sordo che ora gli stringe le viscere in una morsa. E che lo spinge a raccontare alla figlia – in un dialogo che si svolge tutto nella sua testa - cose delle quali non si è mai parlato, cose che di solito ai figli non si dicono: senza reticenze, senza nemmeno pietà. Soprattutto la storia di una donna, che Timoteo ha incontrato e amato prima che Angela nascesse: una storia che inizia in una periferia romana bruciata dal sole con un’automobile in panne, un baretto senza pretese e una richiesta d’informazioni. E’ allora che Timoteo incontra Italia, viso irregolare, gambe storte, unghie mangiucchiate e capelli tinti male: è originaria di un paesino del profondo sud e vive con un cane malandato in una casupola vecchia vecchia sperduta in mezzo a casermoni in costruzione, ed è qui il brillante chirurgo benestante con una moglie fine, giovane e bella si fa venire il capriccio di stuprare quella sbandata di periferia lasciandola in lacrime, umiliata e offesa. Ma nei giorni successivi – oltre a un tiepido senso di colpa e alla paura di essere scoperto – si fa strada in Timoteo una sensazione che lui non avrebbe detto possibile: un’attrazione crescente per Italia, un pensiero che mano a mano diventa una vera ossessione...

Miseria e grandezza, squallore e idealismo sono compagni di viaggio inseparabili nel percorso di vita degli esseri umani, soprattutto quando si parla di passioni e sentimenti. Potrà non piacere a chi si impone e ci impone una visione idealizzata dell’esistenza, dei rapporti personali, del matrimonio, del sesso, ma è così. Nella mente – e spesso nella prassi – di un uomo sanno convivere sentimenti profondissimi e bassezze ripugnanti, generosità estreme ed egoismi brutali: non è abiezione, è ciò che ci fa uomini. E Margaret Mazzantini, al suo secondo romanzo, ci sbatte in faccia questa realtà con la forza di un uragano tropicale, senza perdere però la tenerezza, raccontandoci una storia d’amore e di morte (soprattutto di morte – anzi, soprattutto d’amore), di bugie e tradimento, torbida e leggiadra al tempo stesso. Evidente anche la coloritura sociale della vicenda, con lo stridore delle differenze tra Italia e Timoteo che serve all’autrice a mettere a nudo le ipocrisie insopportabili, i rituali vuoti e gli insopportabili piagnistei della borghesia bene. Non ti muovere - sacrosanto Premio Strega nel 2002 – è stato anche un film di grande successo e spessore, e questo vuoi o non vuoi influenza la lettura, spingendoci a dare ai personaggi i volti degli attori che li hanno interpretati sul grande schermo. Invece in questa storia maledetta non c’è glamour, non c'è traccia di penelopicruz e sergicastellitti: solo uomini e donne meravigliosamente veri e meravigliosamente infami messi a nudo, indifesi, esposti a un sole impietoso come meduse tirate sul bagnasciuga: morbida lucentezza che a poco a poco si disfà.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER