Non toccarmi

Non toccarmi
La vita, storia o leggenda che sia, di Gesù di Nazareth è stata rappresentata in arte per secoli e il mondo occidentale si riconosce pienamente in queste immagini. La narrazione della vita di Gesù diventa la verità che si racconta e si incarna, il logos che si annuncia e si mostra (“Chi ha visto me, ha visto il Padre”). Annunciare per parabole diventa, così, un voler sottolineare la capacità di vedere, di ricevere un messaggio. Una capacità che si possiede o non si possiede. Senza vie di mezzo: visione o cecità. “Chi ha orecchi, intenda”. Per gli altri non c’è alcuna speranza. La parabola, quindi, non è allegoria, non è né mito né favola, ma lo strumento che restituisce la capacità (o l’incapacità) di vedere e comprendere. Tutto il racconto della vita di Gesù è, allora, una parabola. Nel Vangelo di Giovanni si narra di un’apparizione-sparizione. L’episodio, noto con il titolo “Noli me tangere”, esprime il divieto di contatto che, nel tempo, ha reso il toccare, come sottolinea Freud, un tabù della sacralità. Scaro è intoccabile. Eppure il cristianesimo si fonda addirittura sul “prendete e mangiate”. Il paradosso sottolinea l’eccezionalità dell’evento: è l’unico momento nel quale Gesù vieta di toccarlo. Il mattino di Pasqua egli previene il gesto di Maria Maddalena che non deve toccare il corpo resuscitato, che si sottrae al contatto perché quel corpo che rappresenta l’eternità (è eternità) è reale nella sua partenza. “Non toccarmi” per dire “non trattenermi”…

Il senso non religioso della resurrezione è tutto in questa partenza che rende la morte illimitata, estesa oltre il limite del concreto decesso. Il primo passo (e quello fondamentale) è il saper vedere. Jean-Luc Nancy, controverso quanto apprezzato filosofo contemporaneo, massimo pensatore del “toccare”, si interroga non solo su una delle scene fondamentali nel cristianesimo, ma analizza con dovizia di particolari la sua trasposizione in pittura attraverso le opere di Rembrandt, Pontormo, Dürer, Tiziano e molti altri (di cui l’autore fornisce un elenco esaustivo e dettagliato, oltre ad alcune significative immagini a colori) che hanno raffigurato la scena del “Noli me tangere”. I dipinti rappresentano, quindi, un tentativo di manifestare, rendere visibile l’invisibile, lo sforzo di vedere senza toccare. Esattamente come per la fede che consiste nell’intendere nei gesti e nelle situazioni assolutamente ordinarie. Ulteriore elemento di riflessione sono le mani a cui Nancy dedica un intero capitolo del saggio: mani che rappresentano il gesto e l’intenzione, punto focale dei dipinti che raffigurano la scena oggetto delle riflessioni contenute ed espresse nel saggio. Nancy, aggiunge, con l’intenso ‘Non toccarmi’, un ulteriore elemento alla sua personale riflessione sulla “decostruzione del cristianesimo”. Una nuova prospettiva attraverso la quale rileggere gli scritti evangelici alla scoperta di un messaggio attuale e universale.



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