Nord e Sud uniti nella lotta

Nord e Sud uniti nella lotta
Ottobre 1972. Mille metalmeccanici viaggiano in nave da Genova a Reggio Calabria per partecipare ad una grande manifestazione. Discussioni politiche, beghe sindacali, casi umani, solitudine, sesso, rabbia e ricordi fanno da sfondo al viaggio del protagonista Paolo, emigrato proprio dalla Calabria alla Liguria tanti anni prima per cercare lavoro...
Sono passati più di trent'anni dalla prima edizione di questo romanzo, che la Fratelli Frilli meritoriamente restituisce all'attenzione dei lettori italiani, e ancora non si è spenta l'eco dei cosiddetti "fatti di Reggio Calabria", che ne costituiscono la premessa storica. Brevemente: in seguito alla decisione del governo italiano di scegliere altre città calabresi più "sponsorizzate" da influenti parlamentari locali come capoluogo e sede di Università e industrie, il 13 luglio 1970 la popolazione di Reggio Calabria, sotto la guida di democristiani e missini, al grido di "Boia chi molla!" insorge. Barricate, morti, comizi, cortei per mesi e mesi. Nell'ottobre del 1970 Lotta Continua ed altri gruppi di sinistra extraparlamentare, contro il parere del PCI, aderiscono alla rivolta, pur se da posizioni politiche opposte ("(...) Chi non sta sulle barricate non ha diritto di parlare nel Mezzogiorno", ebbe a dichiarare in merito Adriano Sofri, leader di LC). CGIL e UIL restano decisamente contrarie per tutta la durata della crisi. Reggio diventa il teatro di forti contrasti, un vero laboratorio di militanza politica estrema: la destra cavalca la tigre con demagogica determinazione e la sinistra di massa tenta di riappropriarsi simbolicamente della città con una grande manifestazione indetta dai sindacati che vede affluire in riva allo Stretto da tutta Italia e con qualsiasi mezzo (nonostante ripetuti attentati ed atti di boicottaggio) centinaia di migliaia di persone nell'ottobre del 1972. Anche una nave carica di metalmeccanici e sindacalisti salpa da Genova e fa rotta verso Sud. Il romanzo di Guerrazzi è ambientato a bordo di questa nave, dove l'operaio di origini calabresi Paolo affronta cervellotiche discussioni politiche, scontri ideologici, è consumato come i suoi compagni da passioni sessuali quasi sempre frustrate e rivive in flashback una serie di esperienze traumatiche del suo passato. Come il Coro di una tragedia greca, a commentare e sintetizzare il tutto intervengono di tanto in tanto le scritte lasciate nei gabinetti della nave (rigorosamente vere, come precisato dall'autore), una vera summa poetica del popolo operaio, con tutte le sue contraddizioni, la sua debolezza e la sua forza.

 

 

 

 
 
 
 
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