Nostalgia del sangue

Nostalgia del sangue

Marco Besana, vecchia volpe del giornalismo ‒ caratterizzato da un carattere insopportabile e da un fiuto quasi animalesco per tutto ciò che concerne sangue, intrighi e morti ammazzati ‒ è ancora una volta pronto a indagare su un delitto. A rendere il tutto più inquietante e fastidioso è la neve, che ha iniziato a scendere copiosa. Deve scrivere un articolo ed è già in ritardo. Pensa che si fermerà in un Autogrill, dove potrà scrivere in pace e magari fare colpo su qualche cameriera carina. Il suo lavoro lo rende affascinante più del suo aspetto fisico e, sebbene come marito sia stato un disastro, riesce sempre a esercitare un certo ascendente sulle donne. In effetti tutto procede secondo copione, con la cameriera dell’Autogrill che ascolta rapita le sue piccole e innocue rivelazioni sul delitto in questione. Per essere sintetici e restare nelle cinquemila battute concordate da Besana basta dire che una ragazza è stata brutalmente uccisa, che le hanno tolto le viscere e un pezzo di polpaccio, ritrovato a centinaia di metri di distanza con morsi che non lasciano spazio all’immaginazione. Altrove, una stagista di nome Ilaria Piatti, che con Besana ha in comune soltanto la medesima redazione e il fiuto giornalistico, sta ragionando sul delitto appena consumato. Crede che si tratti di un serial killer e il fatto che il luogo in cui è stato consumato il delitto sia grossomodo lo stesso in cui operò l’assassino ottocentesco Vincenzo Verzeni non può essere un caso. Purtroppo però Ilaria, detta “Piattola”, in redazione è l’ultima ruota del carro, e la sua goffaggine è paragonabile solo alla scarsa considerazione di cui gode al giornale. Tuttavia è arcisicura di ciò che dice e con una telefonata riesce a convincere Besana – e il suo scetticismo –della bontà delle sue osservazioni. Sono pronti a scorrere fiumi d’inchiostro e di sangue…

La prima domanda che sorge spontanea per chi si approccia a questo ben congegnato thriller è: chi è Dario Correnti? Si tratta di uno pseudonimo dietro il quale, al pari del Verzeni del romanzo, serial killer redivivo, si cela uno, anzi due autori che con il thrilling devono necessariamente avere una certa dimestichezza. In effetti, Nostalgia del sangue sembra tutto fuorché un’ opera prima: articolata, senza passaggi a vuoto, solida e coinvolgente. Forse un pizzico lunga – seppur non eccessivamente per i maratoneti della lettura – e con un finale un po’ sbrigativo, ma non sono peccati che intaccano un lavoro complessivamente di ottima fattura. Poi magari mi sbaglio ed è davvero l’esordio folgorante di due misconosciuti autori. Ma vabbè, alla fine non è così importante. Per tornare al romanzo, l’accoppiata “giornalistica” Besana-Piatti – lui esperto e burbero cronista, lei stagista imbranata ma con la “nera nel sangue” – funge da grimaldello per scardinare il muro di omertà eretto dalla piccola comunità di Bottanuco, figlia di quel Settentrione placido che nel sonno della propria ragione ha prodotto mostri quali le Bestie di Satana, l’assassino di Yara Gambirasio, la saponificatrice di Correggio e il già citato Vincenzo Verzeni. La ricostruzione ambientale fatta dagli autori è pregevole e l’indagine appassiona anche il lettore più scettico, consentendo a questo libro di rivaleggiare senza grossi problemi con i capisaldi del thrilling internazionale. Un nome per tutti: Jo Nesbø, del quale Nostalgia del sangue è allo stesso tempo debitore e, in alcuni passaggi, superamento. Infine, in un’Italia che legge poco e spesso male, sapere che questo romanzo si stia facendo spazio nella classifica dei libri più venduti fa senz’altro piacere.



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