Nostalgie francofortesi

Nostalgie francofortesi
È venuto il momento di rispolverare il ritratto sbiadito dei francofortesi, di riesumare dalle coltri dell’oblio il loro pensiero. Vittima prima dell’ortodossia ideologica marxista, quindi dello scetticismo post-moderno e infine del neoliberalismo, la teoria critica della società - incarnata da Max Horkheimer, Theodor Adorno, Herbert Marcuse e dal loro erede Jürgen Habermas - ha esercitato, soprattutto nel nostro Paese e in Francia,  un’influenza politica quasi del tutto inesistente. Una vera e propria congiura del discredito è stata a lungo messa in atto contro una scuola di pensiero che veniva accusata di voler proporre una reazione idealistica alla nuova forza propulsiva e progressista della scienza. Ma ora che viviamo in un’epoca in cui si spengono a poco a poco le fiammeggianti luci di un affidamento sconsiderato sull’impiego della tecnica e si allungano le ombre del disincanto, la loro posizione merita di essere riletta e approfondita. Ora che è chiaro a tutti che la tecnica ha consentito al Capitalismo di realizzare la volontà di fare profitto, i francofortesi ci dicono ancora qualcosa che, nel corso di tutto questo tempo, non eravamo stati capaci di comprendere da soli…
Occorre riabilitare i contributi della teoria critica dei quattro rappresentanti della Scuola di Francoforte e rileggerli alla luce delle mutate condizioni sociali, economiche e culturali. Non per il vezzo di esercitare una operazione di mera archeologia concettuale fine a se stessa. Ma perché dalla loro lezione troppo a lungo trascurata, sia ancora possibile attingere strumenti utili a capire e a studiare con profitto le dinamiche della nostra società contemporanea. La sensazione che anima questo illuminante saggio realizzato da Francesco Giacomantonio e Ruggero D’Alessandro – studiosi di filosofie e teorie sociali a cui hanno dedicato numerosi saggi - è che adesso esistano finalmente le condizioni per valutare con maggiore serenità e distacco il loro pensiero. Il senso della scienza sociale in Horkheimer, la dimensione estetica in Adorno, il nodo di utopia e liberazione in Marcuse, l’ideale del rapporto tra politica e ragione in Habermas, suscitano il rimpianto di chi non ha voluto credere loro oltre che la nostalgia degli autori.

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