Nostra incantevole Italia

Nostra incantevole Italia

“Le carte geografiche contengono il mondo. Quando siamo in viaggio, calcolano le distanze. Ci raccontano dove siamo. Cosa ci lasciamo alle spalle e cosa troveremo al prossimo orizzonte”. Pino Corrias percorre dunque l’Italia attraverso lo spazio e attraverso il tempo. Dalla strage di Portella della Ginestra (1947) alla tragedia del Vajont (1963), dalle bombe di piazza Fontana a Milano (1969) alla morte di Pasolini (1975) ‒ per restare sul versante del dramma ‒ fino alle tragicommedie consumate nella villa di Arcore e alla malinconia dei sogni e dei fasti ormai spenti di Cinecittà, ripercorriamo momenti ed eventi, riepiloghiamo i fatti, risvegliamo in noi un’indignazione che scopriamo non essersi mai spenta. E poi ancora ci vengono incontro le immagini di Vermicino e il piccolo Alfredo nel pozzo; via Fani e il sequestro di Moro; Torino, il Lingotto e la Fiat che non c’è più; il pio albergo Trivulzio e lo svelamento di Tangentopoli; Capaci e l’attentato a Giovanni Falcone; Bossi e le folle invasate di Pontida; la madre di Cogne; il terremoto de L’Aquila; casa Prodi e l’avvio dell’Ulivo; gli sbarchi dei migranti a Lampedusa; Sant’Ilario e la villa di Grillo; il Lungotevere di Dagospia e il Quirinale, quel “palazzo dei palazzi” che ha visto papi e sovrani popolare le sue stanze per secoli prima di divenire la dimora ufficiale del presidente della Repubblica…

Corrias, scrittore, giornalista e sceneggiatore, si è sempre occupato di politica e di costume, di cronache e di spettacolo (lo ricordiamo come sceneggiatore de La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana). In questo suo più recente reportage percorre i decenni recenti, sia riepilogando eventi noti, sia interrogandosi su misteri mai svelati e su oscure trame irrisolte. Passione civile e ricerca della verità, stile scorrevole e osservazioni spesso argute, chiarezza dell’argomentazione ed efficacia dello stile animano ogni capitolo rendendo la lettura sempre coinvolgente anche quando l’argomento è arduo, doloroso o inquietante. In oltre 350 pagine, Corrias ritrova e svela il comune filo conduttore di tutti gli eventi della nostra più recente storia comune, per quanto lontani siano i luoghi e diversi i protagonisti. Il fattore che tutto lega e collega è costituito dal carattere degli italiani, popolo emotivo, capace di generosità ma anche di grande superficialità; creativo e fantasioso ma anche millantatore e spaccone; capace di vagheggiare eguaglianza e giustizia ma poi estremamente tollerante nei confronti della corruzione e del sopruso; ingegnoso nell’inventare pretesti per non rispettare le leggi e le regole e molto spesso forte con i deboli e debole con i forti. “Abbiamo la classe politica tra le più corrotte d’Europa, la più ignorante”, nota Corrias, “ma che è lo specchio fedele di un Paese che muore di furbizia e conformismo. Eppure. Eppure andrebbe sempre ricordato da dove siamo partiti, cosa eravamo settant’anni fa”. Insomma, dalla fine della seconda guerra mondiale, con la nascita della Repubblica, la rapida ricostruzione delle città distrutte dai bombardamenti, la crescita economica, l’avvio dell’istruzione obbligatoria, l’affermazione, anche se lenta, dei fondamentali diritti civili, gli italiani di strada ne hanno percorsa e possono percorrerne ancora, se sapranno superare la palude del fatalismo, della corruzione e di quella servile rassegnazione che si piega alla superficialità e al populismo.



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