Notte

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L’ispettore Kirsten Nigaard crede di trovarsi di fronte all’ennesimo caso di omicidio quando il collega Kasper Strand la conduce nella cattedrale Mariakirken di Bergen, dove sull’altare non è stato ancora rimosso il cadavere di Inger Paulsen, picchiata e strangolata dal suo carnefice. Solo allora la detective viene a sapere che il caso la riguarda da vicino, perché la vittima ha con sé un foglietto con su scritto il suo nome, Kirsten Nigaard. I due agenti di polizia si avventurano in un sopraluogo sulla piattaforma petrolifera dove lavorava la Paulsen ed è rovistando tra gli effetti personali dei dipendenti con il turno di riposo che trovano la foto del serial killer Julian Hirtmann, noto alla polizia francese e in particolare all’ispettore Martin Servaz di Tolosa. Quest’ultimo non sa ancora niente ed è impegnato a dare la caccia a Florian Jensen, stupratore seriale accusato di aver violentato tre jogger e di averne uccisa una, ma mentre sta per catturarlo l’ispettore francese rimane vittima di un terribile incidente. Il maniaco in fuga sale su un vagone ferroviario e, l’attimo prima di essere folgorato da una fortissima scarica elettrica, colpisce in mezzo al petto con un proiettile Servaz, che viene operato al cuore e rimane in coma per diversi giorni. Al risveglio accetta solo una breve convalescenza a cui segue l’incontro con Kirsten Nigaard, venuta dalla Norvegia per mostrargli la foto di Hirtmann e di un bambino di nome Gustav che potrebbe essere il figlio del serial killer. Servaz è sconcertato. Odia profondamente lo psicopatico perché prima di scomparire ha rapito la sua Marianne, che potrebbe essere la madre del piccolo e, di conseguenza, il bambino potrebbe addirittura essere figlio di Martin…

Bernard Minier sviluppa una storia con un intreccio complesso e frequenti colpi di scena, come prevede la tradizione del romanzo noir specialmente se si tratta di un’opera assai voluminosa, riuscendo a focalizzare l’attenzione del lettore impegnato a trovare un nesso logico per legare le varie vicende. Si crea una tensione che spesso l’autore cerca di allentare iniziando a scavare nella psicologia umana. Il titolo dell’opera non si riferisce solo a buona parte delle scene che avvengono o nelle ore notturne, o nei paesi di montagna dove le ore di luce si concentrano in una parte limitata della giornata. Minier è interessato a far emergere i lati oscuri dell’animo dei personaggi, come l’indecisione dei suoi ispettori Servaz e Nigaard che in certi momenti appaiono deboli e angosciati dalle loro vicende umane, o il dolore dei padri di due giovani vittime di Hirtmann, il direttore d’orchestra Zehetmayer e il milionario Wieser, accecati dalla sete di vendetta. Il tema centrale resta la corsa per raggiungere attraverso il piccolo Gustav il serial killer, che appare come un supremo burattinaio per buona parte del romanzo in grado non solo di determinare le scelte di Servaz e Nigaard, ma anche di incrementare le loro angosce. Ci riesce operando dietro le quinte, ma anche attraverso l’apparizione presso la stazione di servizio sui Pirenei, quando cerca di violentare nel bagno Kirsten. Minier impegna i suoi personaggi in una storia dove non è dato loro un solo memento di respiro e anche il lettore sente il bisogno di dedicarsi all’opera con estrema partecipazione.



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