Notte di luna

Notte di luna

Sua madre è morta e sua sorella Paola non può farcela a studiare e occuparsi di lui: o almeno così la pensano gli assistenti sociali. Tutto il mondo di Francesco sta venendo giù come le foglie d’autunno, pezzo per pezzo. Deve trasferirsi dalla nonna a Assisi, lontano dalla sua città, dagli amici e dai luoghi di un’infanzia felice, e peggio di così sembra non possa andare. O magari sì? Perché a complicargli la vita ci si mette anche quel bullo di Nicola: è più grande lui, più grosso di lui e infinitamente più stupido di tutti i ragazzi che abbia mai conosciuto. E dire che sta insieme a sua cugina Chiara, quella deve avere i paraocchi per starci insieme, pensa Francesco arrancando nella sua nuova vita in cerca di un motivo per non chiudersi in casa e lasciarsi andare. Ma forse un motivo c’è già: ha un folto mantello grigio e due tenerissimi occhi gialli. È la lupa che ha liberato dalla trappola, solo lei è in grado di capirlo, lei e gli animali di quell’incontaminato angolo d’Umbria in cui è stato confinato in esilio. Francesco, Chiara e gli animali. Sembra un quadro quasi idilliaco, se non fosse che una bestia feroce ha ucciso il professore di storia…

 

 

Siamo ad Assisi, ci sono un Francesco, una Chiara e c’è persino un lupo, anzi più di uno: ma non si tratta del melodioso Cantico delle creature, infatti la gente continua a morire dilaniata fra i boschi che circondano la cittadina umbra. Agli occhi degli investigatori si presentano scene raccapriccianti, che fanno pensare a una bestia sovrannaturale che molto ha in comune con i lupi, eccezion fatta per la stazza e una crudeltà affinata nel tempo. Un licantropo si aggira per le vie di Assisi e nessuno sembra in grado di fermare la sua furia omicida, la sola idea dovrebbe terrorizzare ma in realtà così non è. L’elemento soprannaturale è calato a forza in un contesto cui poco si addice, uno scenario che fa pensare al televisivo “Don Matteo” ma senza l’allegro parroco in bicicletta: mettiamoci pure i nomi dei protagonisti a ricordare i santi a cui sono ispirati e il risultato è che il licantropo che tiene in scacco la città del nostro santo patrono non farebbe paura a una mosca. Un thriller che cerca di usare i meccanismi del genere Urban Fantasy ma dimenticando l’aspetto romance necessario a farlo funzionare, e per di più senza un detective degno di questo nome a condurre le indagini. Insomma ridateci Kay Scarpetta o almeno il Jacob Black di Twilight, e magari mettiamoci pure qualche vampiro ma non nel ruolo defilato in cui l’ha inserito Patrizia Matteucci, a cui certo non mancano le capacità di costruire una storia: solo che la malta usata per tenere insieme i mattoni stavolta è debole, e lascia entrare parecchi spifferi.



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