Notturno

Notturno
Il 16 gennaio 1916, la squadriglia di idrovolanti di Grado compie una missione su Trieste: a bordo vola Gabriele d’Annunzio in qualità di ufficiale osservatore. Ad un tratto, il pilota si accorge che l’aereo non “tesa”, ovvero non riesce a collocarsi alla giusta altitudine ed è costretto ad un ammaraggio di emergenza. In questa operazione, l’ufficiale osservatore viene ferito ad un occhio per cui, su ordine dei medici che lo hanno immediatamente ricoverato in ospedale, è costretto a rimanere bendato e vittima dell’oscurità assoluta per un periodo molto lungo. Il 22 febbraio, assistito amorevolmente dalla figlia Renata, Gabriele d’Annunzio viene costretto a letto, dove rimane fino al 10 aprile: un periodo che viene messo  a frutto per raccontare i fatti occorsigli e, da quelli, prendere spunto per scandagliare tramite la scrittura, le zone notturne della coscienza, della memoria, del proprio io. Per scrivere, sarà necessario uno stratagemma: piccole strisce di carta, contenibili tra il dito pollice ed il medio, estremi fra i quali far scorrere la penna tenuta dalla mano destra per non sbagliare riga e non sovrapporre la scrittura. Scorrono, così, nella memoria oscura e nella scrittura “notturna” le fasi e i compagni della guerra, le frasi e i compagni dell’infanzia, la mamma, i ricordi di vita e letteratura… 
Notturno diventa, insomma, non un romanzo, ma la prosa di un romanzo che, insieme al racconto d’altro, racconta di sé: di come nasce la scrittura, di come si annoda alla memoria, di come si inventa e di come si dispiega sulla pagina. Gabriele d’Annunzio – il vero cognome, così registrato al comune di Pescara, è proprio con la minuscola! – nacque a Pescara nel 1863 e morì a Gardone riviera nel 1938: in quell’arco di tempo, che fu una vita quasi leggendaria, scrisse romanzi, poesie, tragedie, novelle, racconti ma fu politico, guerriero, conquistatore di città (Fiume, tra tutte) e di donne. Personaggio contestato per la vicinanza al fascismo (che di fatto non vi fu), d’Annunzio è rimasto nella storia della letteratura più per la mitografia del personaggio che non – ed è stato un grande sbaglio – per la qualità delle sue opere. La scrittura di Notturno è una scrittura non-romanzesca: non racconta, ma esprime. Un susseguirsi di emozioni, visioni, percezioni espresse attraverso un linguaggio affatto particolare, seducente, avvolgente come l’ombra della notte della coscienza: una scrittura che si interrompe e riprende, che singhiozza, rumoreggia, che ascolta pause e le estrae dal silenzio. Lo specchio di una scrittura che costringe anche il lettore a fare i conti con il proprio io.

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