Novella degli scacchi

Novella degli scacchi
A bordo di un piroscafo passeggeri salpato da New York e diretto a Buenos Aires il campione del mondo di scacchi Mirko Czentovič ha appena sbaragliato, in una partita amichevole, un facoltoso ingegnere minerario scozzese a nome McConnor. Questi, diseducato dai propri successi economici ad accettare ogni forma di sconfitta e mortificato dalla presuntuosa sgradevolezza dell’avversario,  invoca il diritto a una rivincita. Anche nella seconda partita Mirko Czentovič gioca con distaccata e disumana freddezza, McConnor invece fissa la scacchiera e muove le pedine con rabbiosa frenesia. Ma alla diciassettesima mossa i consigli provvidenziali di uno sconosciuto passeggero consentono allo sfidante di ottenere un’insperata patta. Nel clima di diffuso stupore, l’ignoto soccorritore lascia la sala e declina la proposta di un confronto diretto con il campione. Sostiene di aver smesso di giocare a scacchi da almeno vent’anni e di non avere intenzione di riprendere. Parole che sembrano  voler proteggere un mistero inconfessabile…
Novella degli scacchi, scritto nel 1941 a Petrópolis, in Brasile, dove si era rifugiato insieme con la seconda moglie, è l’ultima opera composta dallo scrittore austriaco Stefan Zweig prima di togliersi la vita all’età di 61 anni. Con la forza evocativa di una scrittura straordinaria l’autore dà corpo, in questo breve ma intenso racconto, a un intreccio di tematiche che fonde molti dei motivi a lui più cari e che trovano espressione simbolica nei personaggi principali. A iniziare dalla nostalgia per gli  splendori e l’intelligenza della Mitteleuropea asburgica che riversa nella figura dell’enigmatico dottor B., vero e proprio alter ego dell’autore. La sua è la storia di una fierezza ferita dalla violenza repressiva nazista e definitivamente oltraggiata dalla meschina avidità di una borghesia incolta di cui Czentovič è l’emblema assoluto. La partita a scacchi che si disputerà tra i due, oltre a sancire il confronto tra due mondi inconciliabili, ben rappresenta quella difficoltà di continuare a esistere che di lì a poco diverrà per Zweig tragicamente insostenibile.

 

 

 

 
 
 
 
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