Numero undici

Numero undici
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Il ricordo d’infanzia più vivido di Rachel non riguarda i suoi genitori o la scuola, ma un telegiornale: era l’estate del 2003, lei era a casa dei nonni con la sua amica Alison e la tv annunciava che in una foresta dell’Oxfordshire era stato rinvenuto il corpo di David Kelly, ex-ispettore dell’Onu in Iraq. “Be’ è tutto chiaro, mi sembra. Ora Tony Blair ha le mani sporche di sangue” fu il primo commento del nonno e anche se Rachel aveva solo dieci anni capì subito che era successo qualcosa di grave, qualcosa che avrebbe cambiato il modo di vedere di tutti gli inglesi, nessuno escluso. Lei ha continuato a pensarci per anni e persino all’università di Oxford ha raccontato a un’insegnante che Harrowdown Hill, la canzone di Thom Yorke su Kelly, è “la sua piccola ossessione”. Era successo anche qualcos’altro, comunque, poco dopo quel telegiornale. Alison era andata a svegliare Rachel nel cuore della notte e tremando le aveva detto di aver visto un cadavere nel bosco, circondato da carte da gioco con illustrazioni orribili. Quando però al mattino le due bambine si erano messe a cercare tra gli alberi, non avevano trovato proprio nulla se non una donna piena di piercing e tatuaggi che era sbucata dai cespugli. Rachel era terrorizzata, sapeva che in molti odiavano quella donna e soprattutto i membri del “Club dei Conservatori”, invidiosi del fatto che lei fosse riuscita non si sa come a ereditare la villa al numero 11 di Needless Alley...

11 Downing Street, Londra – comunemente detto Numero 11 – è l’indirizzo di residenza del Segretario del Tesoro britannico, undici sono i romanzi che Jonathan Coe ha scritto finora e Numero undici, appunto, è l’ultimo. Questo libro però è molto più di un numero: è una specie di giallo e quasi un horror, è il sequel de La famiglia Winshaw (1996) e anche una cronaca dei fatti politici accaduti in Inghilterra tra 1999 e 2015 – proprio come Circolo chiuso (2004) era il resoconto degli anni Novanta e La banda dei brocchi (2001) dei Settanta. Con la sua consueta ironia Coe si prende gioco dei peggiori vizi umani, aggiungendovi anche una punta d’amarezza: più si prosegue verso i giorni nostri, infatti, più i misteri si fanno irrisolvibili, i problemi solidi e gli scherzi seri. I protagonisti cambiano di capitolo in capitolo, alcuni stringono legami tra loro, altri si allontanano e tutti subiscono gli eventi storici con conseguenze a volte frivole (molti i fraintendimenti causati dai social network) a volte pesanti (Rachel si laurea ad Oxford con una borsa di studio, ma la crisi del 2008 fa sì che non ci sia per lei un lavoro sicuro). Non mancano i personaggi disgustosi (chi ha già letto La famiglia Winshaw e ha detestato i suoi componenti, qui disprezzerà ancora di più gli eredi) o quelli ai quali vien spontaneo affezionarsi (Val Doubleday tra i tanti) e tra questi nascono contrasti grotteschi – Val, ad esempio, trascorre ore sull’autobus perché non può permettersi di accendere il riscaldamento mentre Lady Gunn progetta una casa con undici piani interrati, di cui ben tre occupati dal trampolino della piscina. Numero undici segna il ritorno del “vecchio” Coe, quello dei romanzi più riusciti ed è la prima volta che l’autore fotografa il mondo di oggi e non il passato: lo fa senza filtri e ad alta definizione, ci fa notare orrori, cicatrici, lacrime, ingiustizie e, perché no, ci regala anche diverse risate speranzose.



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