Occhi di maschio

Occhi di maschio
“Il buon gusto e il buon senso sono le due vittime principali della televisione italiana: colpevoli sono sia le uomini sia le donne, anche se questo è un libro dalla parte delle donne”. Daniela Brancati ripercorre la storia della televisione italiana dalla sua nascita ad oggi, in un percorso focalizzato sulle figure femminili che hanno popolato, davanti o dietro, il piccolo schermo. La televisione nasce con la prima Repubblica, e nasce maschio: non solo i posti di comando sono riservati agli uomini, ma anche i messaggi e la cultura che diffonde sono maschili, se non maschilisti. La donna era LA tentazione e anche la televisione rimanda un messaggio sessuofobico tipico del periodo. Un esempio per tutti, la pubblicità di un dentifricio (lunga quanto una fiction di oggi) in cui una giovanissima Virna Lisi poteva “dire ciò che voleva” solo in virtù della bellezza della sua bocca. “Probabilmente Marcello Marchesi – scrive la Brancati – non si rendeva conto che la sua ironia era filtrata da un maligno sguardo maschile. La donna era ornamentale ma incapace di stare al mondo, di distinguere ciò che si può dire da ciò che non è opportuno”. Era il 1957 ed il successo fu evidentemente tale da essere ripetuto in ogni formula fino ai nostri giorni: la bella e svampita di cui conta solo l’avvenenza, preferibile a qualsiasi altra virtù. Bionda, bella, zitta nel 1957. Oggi anche mora, rossa o castana, purché sempre bella e zitta…
Eppure nella televisione, fin dai suoi esordi, hanno sempre lavorato anche donne, donne di cultura, di arte, professioniste serie e in gamba che però hanno dovuto faticare non poco per poter strutturare la propria carriera, per poter anche semplicemente fare il proprio lavoro. Marina Magaldi racconta i suoi difficili esordi in Rai, quando i dirigenti le promettevano un posto da titolare in programmi musicali in cambio di un vero e proprio servizio di “spionaggio” e, rifiutandolo, veniva punita e relegata al servizio opinioni dove le donne per lavorare erano costrette ad indossare un grembiule “per evitare di distrarre i colleghi maschi”. Insomma, in video svestite, dietro le quinte in grembiule. Così gli occhi di maschio volevano la donna, così ci hanno abituato a vederla e considerarla. I danni si vedono dopo anni, “come quando si sperimenta un farmaco”. La televisione non è un fenomeno a se stante: è lo specchio e il ripetitore della società italiana, dove le stesse dinamiche si ripetono in ogni campo della vita sociale, dalla politica alla famiglia. Il racconto di Brancati si snoda come un documentario, a momenti sembra di vedere uno di quei programmi contenitore in cui si riaffacciano volti dimenticati che pure entravano quotidianamente nelle nostre case. Ci si accorge del tempo passato e di quanto è però entrato a far parte della nostra vita. In più, gli eventi vengono narrati con la personalità di una dirigente, una donna, che ha vissuto in prima persona quel mondo dominato dai maschi. La storia diventa dunque diario, come nota nella sua introduzione Franco Cardini: il diario dell’Italia attraverso la televisione.

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