Odio la Juve

Una cosa è certa. Se qualche estraneo al mondo pallonaro avesse deciso di farsi due passi alle 22:30 del 3 giugno 2017 in qualsiasi grande città, paesino o borgo italiano, avrebbe certamente udito volare dalle finestre aperte di palazzi, case e focolari domestici urla di giubilo incontenibili. Il motivo? La sconfitta della Juventus a Cardiff nell’ennesima finale persa dalla blasonata e odiata squadra bianconera. Già, odiata. Perché se c’è qualcosa che unisce l’Italia più di ogni altra cosa al mondo è l’odio verso la compagine guidata da oltre un secolo dalla dinastia Agnelli. Il motivo? Vittorie a raffica e un elenco infinito di episodi controversi e discutibili che a partire prevalentemente dagli anni ‘70 hanno caratterizzato quasi ogni vittoria tricolore dei bianconeri. Dal fallo di Morini al gol di Turone, dal gol/non gol di Agroppi al famoso rigore su Ronaldo fino ad arrivare al gol di Muntari. Dopo però la Juventus ha triturato record su record in campionato vincendo scudetti a raffica, e allora magari si instilla un dubbio persino tra gli anti-juventini più feroci. Che il vittimismo sia solo una mera e consolatoria soddisfazione per gli sconfitti?… Totonnu ‘u squalu lo conoscevano tutti a Cosenza, quando chiedendo l’elemosina su corso Mazzini era solito ripetere come un mantra quel suo: “’A juventus è morta!”. Era quella sua frase a rappresentare e incarnare l’antidoto contro i “padroni” di quel calcio “moderno” che sopratutto gli ultras di provincia, come quelli del Cosenza, costretti a combattere spesso su campacci di serie D o C, provano con orgoglio ancora oggi che Totonnu non c’è più, a perpetrare, resistendo fieramente a suon di passione, aggregazione e sano tifo vissuto come festa e non come mero business, proprio come Totonnu per tutta la vita ha provato a fare...

Esiste un credo capace di accomunare le più disparate e persino acerrime fedi nemiche in un unico dogma? A leggere le molteplici tesi snocciolate dai tredici autori riuniti in questo volume, non solo esiste ma germoglia e prolifera di sempre nuovi e agguerriti adepti. Parliamo ovviamente della fede anti juventina. Già, perché l’odio per la vecchia signora non conosce barriere, divisioni di razza, di quartiere, non guarda in faccia a secolari e storiche rivalità stracittadine, ma riunisce e aggrega tutti sotto la comune bandiera dell’ostilità a quegli odiosi e indefiniti colori bianco e neri. C’entrano le vittorie più che raddoppiate rispetto alle proprie squadre del cuore? Lo strapotere dei padroni della Fiat contro il succube proletariato? I torti sistematici a danno delle proprie compagini e sistematicamente perpetrati a favore dei bianconeri? L’incapacità persino di vincere con stile? L’idea che il tifoso juventino non sia territoriale essendo sparso in maniera omogenea in tutto lo stivale? C’entra ovviamente tutto e molto di più: anche perché alla fine ciò che conta non è tanto lo spiegarselo, l’odio, quanto viverlo a prescindere. Fortuna – da juventino – che in appendice l’intervento di Bruno Barba a cui è stato dato il diritto di replica e di difesa smonta e demolisce parecchi luoghi comuni che da sempre infestano non solo social e leggende metropolitane fra tifosi, ma anche in maniera ben più grave, persino giornali e tv nazionali. Alla fine insomma questo divertente e livoroso pamphlet, è da consigliare sia ai numerosissimi “contro”, che avranno modo così di riconoscersi e sguazzare nel loro orgoglio anti juventino, ma anche ai tifosi bianconeri ai quali è giusto concedere in fin dei conti l’ennesima vittoria, quella del puro godimento davanti a questa spassosa passerella di altrui avvelenamenti da asfissia di successi.



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