Odissea veneziana

Odissea veneziana

Corno d’Oro, 1515. Non si direbbe proprio che lui è uno dei prigionieri del pascià Rashid Takish, pur se è vero che a causa della sua professione di medico e soprattutto dell’aiuto che è stato in grado di dare al sovrano - al quale ha salvato la vita mentre era ferito a una gamba durante l’assalto dei pirati - a lui viene riservato un trattamento quasi da ospite d’onore. Lorenzo Donin, infatti, non vive in una prigione, ma ha anche la possibilità di uscire e frequentare la biblioteca alla ricerca di un testo unico, antichissimo, del famoso medico e scienziato Polibo di Kos, allievo di Ippocrate, vissuto nel IV secolo a.C. e considerato una Bibbia per quanto riguarda gli studi sulla peste. Ma in quella biblioteca non lo trova, nemmeno nelle riserve di libri che fanno parte della zona proibita, quindi chiusa al pubblico e nemmeno con il lasciapassare del pascià. Ci sono solo i primi due volumi e manca quello che ha come sottotitolo “Delle origini e della cura della peste”. Comincia così un inseguimento che porta il medico veneziano in giro per il Mediterraneo, ma non prima della morte di Rashid Takish che proprio un attimo prima di spirare lo include nel testamento, trattandolo come un figlio e regalandogli denaro e soprattutto un anello con un diamante talmente grande e prezioso che gli permetterà di vivere da nababbo. In particolare Donin si mette a quel punto a seguire le orme di un monaco greco del monastero ortodosso, tale Dimitris, al quale sembra che il famoso libro che sta cercando sia stato regalato. Proprio il seguire questo monaco lo porterà, come prima tappa, a Stampalia, isola “governata” da un nobile veneziano, il conte Querini, che vive sul castro di pietra scura che sovrasta l’isola con la moglie e suo figlio Andrea...

Sono due le donne che risvegliano improvvisamente gli istinti maschili del medico Donin, due esemplari femminili completamente differenti tra loro: Diotima, che incontra nell’isola di Stampalia e con cui condivide per un po’ il giaciglio nella grotta posta lungo la costa dell’isola e la Marchesa Eleonora Filomarino di Villabianca, che incontra a Ortigia, isola di Siracusa e con la quale condivide il letto e la passione del marito, da cui è rimasta vedova, nei confronti di una cura per la peste. Ma non ci sono solo le donne nelle sue avventure, perché infatti, nonostante la speranza di una condivisione di vita e qualche pensiero sul futuro da accoppiato, il suo obiettivo numero uno resterà per sempre la ricerca di una modalità per debellare le epidemie di peste che imperversano ovunque, accendendo focolai in tutta Italia, arrivando spesso da topi malati, ma anche da marinai imbarcati nelle varie galee che solcavano i mari. Una specie di ossessione, la sua, dovuta alle numerose perdite subite nel tempo a causa di questa malattia, a cominciare dal padre. Affascinante il periodo storico, la presenza onnipotente della Serenissima, l’idea di un traffico di merci e persone prevalentemente marinaro, la visione delle città tra povertà, nobiltà e clero, ma anche le ricchezze ostentate dai signori turchi. Affascinante anche il mondo ebreo, appena accennato, è vero, ma comunque molto ben tratteggiato nelle Terme giudaiche e nella piccola bottega, dall’insegna “Gioie” arrugginita, del rabbino - banchiere Ezechiele a capo di una delle comunità ebraiche più ricche e potenti del Mediterraneo, quella di Ortigia.



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